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Forex: l’Aussie non paga i deboli riscontri da mercato del lavoro

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La disoccupazione ai massimi a 8 mesi non pesa oggi sull’andamento del dollaro australiano che di contro beneficia della ripresa delle quotazioni delle materie prime. Dopo una prima reazione negativa, il cosiddetto Aussie ha ripreso quota e guadagna oltre l’1% a 1,0273 sul dollaro Usa complice la persistente debolezza del biglietto verde. Meno marcato il rafforzamento del cross AU$/euro (+0,43% a 0,72). Dollaro australiano che beneficia delle indicazioni che arrivano dai future Us, in deciso rialzo dopo il tonfo di ieri, che stanno spingendo al rialzo le commodities.

Il tasso di disoccupazione in Australia a luglio si è attestato al 5,1% dal precedente 4,9%. Gli analisti si aspettavano un valore invariato. Si tratta del primo aumento del tasso di disoccupazione dallo scorso ottobre. Nel dettaglio i dati diffusi oggi dall’Australian Bureau of Statistics evidenziano un calo di 100 unità dei posti di lavoro dopo il progresso di 18,2 mila del mese precedente (dato rivisto al ribasso). Il consensus era +10mila. Calo marcato soprattutto per quanto concerne gli occupati a tempo pieno (-22,2 mila), mentre quelli part time sono saliti di 22,1 mila unità.

Il deterioramento della congiuntura australiana dovrebbe portare la Reserve Bank of Australia cambiare orientamento di politica monetaria e tagliare i tassi, fermi al 4,75% dallo scorso novembre. Nel prossimo meeting di inizio settembre è atteso un nulla di fatto. Settimana prossima (16 agosto) arriveranno le minute della riunione di agosto.

Tra le altre valute si conferma la forza dello yen che ha avvicinato stamattina ulteriormente i massimi storici. Il cross dollaro/yen è sceso fino a 76,31 yen a un soffio dai minimi di 76,25 toccati il 17 marzo. In discesa invece le quotazioni del franco svizzero con l’euro/chf in rialzo di oltre il 2% a quota 1,0526 chf. Valuta elvetica che ritraccia anche rispetto al dollaro ($/chf a 0,738). Ieri la Swiss National Bank ha annunciato una nuova immissione di liquidità sul mercato valutario per cercare di contrastare il rafforzamento della valuta che si era portata nei pressi della parità rispetto all’euro.