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Forex: l’Aussie cavalca la fiammata delle commodities sulle tensioni egiziane

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L’acuirsi della crisi egiziana influenza oggi i mercati valutari. La rivolta contro il regime del presidente egiziano Hosni Mubarak ha portato, ad oggi, alla morte di 150 persone. I mercati temono soprattutto la possibilità che venga chiuso il Canale di Suez con conseguenze sull’offerta mondiale di greggio. Si sono così scaldate le quotazioni del petrolio e delle altre materie prime comportando anche l’avanzata delle commodity currencies, in primis il dollaro australiano (+0,60% oggi rispetto al dollaro Us). Tensioni che hanno spinto in un primo momento anche le valute rifugio, yen e franco svizzero in prima battuta, che però nell’ultima ora hanno ritracciato nonostante la debolezza dei mercati.

L’Egitto non è tra i maggiori produttori di petrolio del Medio Oriente, ma vede transitare ogni giorno grandi quantità di oro nero. Ogni giorno attraverso il Canale di Suez e la Pipeline Sumed scorre circa il 6% della produzione mondiale di greggio. “Un’eventuale chiusura di questo passaggio dal Medio Oriente all’Europa – ammoniscono oggi gli esperti di Fxcm – causerebbe dei ritardi nelle consegne della materia prima, seguiti da aumenti del prezzo all’importazione del greggio con conseguenti innalzamenti dei livelli di prezzo al consumo. La cosa di cui meno hanno bisogno i consumatori della maggior parte dei Paesi industrializzati della Terra”.

Sull’Egitto si è espressa oggi Moody’s. L’agenzia statunitense dei rating ha tagliato il giudizio sul Paese portandolo a Ba2 dal precedente Ba1 e ha abbassato l’outlook al gradino negativo dal precedente stabile. “La decisione di oggi è stata dettata dal recente significativo aumento del rischio politico e dalla preoccupazione che gli eventi possano minare la situazione finanziaria già debole dell’Egitto”, spiegano gli analisti nella nota odierna. Outlook negativo indicato venerdì anche da Fitch.

Il calendario macro odierno vede in agenda i dati italiani sui prezzi alla produzione di dicembre, alle ore 10, e quelli sull’indice di fiducia delle imprese, alle 11. Sempre alle 11 sono in calendario i risultati della zona euro sull’inflazione a gennaio. Nel pomeriggio i dati Usa su spese e reddito personale, attesi in rialzo rispettivamente dello 0,4 e dello 0,3% su base mensile.