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Forex: Atene spaventa i mercati, euro in calo

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Il mancato accordo tra le forze politiche greche spinge al ribasso la moneta unica. Segno meno per l’euro, penalizzato dalle notizie in arrivo da Atene dove le forze politiche che appoggiano il governo Papademos sono alle prese con le nuove misure propedeutiche al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi.

In caso di mancato accordo, lo spauracchio è rappresentato dal default, in calendario a marzo quando scadranno obbligazioni per 14,5 miliardi di euro. “Ci stanno chiedendo di provocare una pesante recessione ed il Paese non può permetterselo”, ha detto Antonis Samaras, leader del secondo maggior partito, Nea Dimocratia. Dall’altro lato continuano le trattative con il settore privato. Secondo le indiscrezioni il piano dovrebbe registrare perdite per il 70% mentre il rendimento dei trentennali è atteso in quota 3,6%.

In questo contesto il Fondo monetario ha annunciato di aver tagliato la stima sulla crescita cinese nel 2012 dal 9 all’8,25 per cento, contro il +9,2% del 2011. Segno meno quindi per gli asset rischiosi e di conseguenza per la moneta unica, che in questo momento quota 1,3037 dollari e 99,91 yen, rispettivamente lo 0,6 e lo 0,5% in meno rispetto al dato precedente.

Nel corso della mattina l’euro non ha capitalizzato il dato relativo gli ordini al comparto manifatturiero tedesco, saliti dell’1,7% mensile a dicembre. Dopo il -4,9% precedente gli analisti avevano previsto un rialzo dello 0,9% m/m.

Segno più invece per il dollar index, in rialzo dello 0,6% a 79,41, e per il cross con la divisa nipponica, che sale a 76,63 yen. “Se il dollaro – ha dichiarato M. Hewson nel Forex Morning Comment di IG Markets- riuscirà a confermarsi sopra quota 76,2 yen potremmo assistere ad una stabilizzazione ed ad un ritorno verso i massimi toccati a gennaio”.

L’ultima ottava si è chiusa con le indicazioni migliori delle attese arrivate dal mercato del lavoro della prima economia che a gennaio ha visto il tasso di disoccupazione scendere sui minimi a quasi 3 anni (8,3%). Meglio del previsto anche il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (non farm payrolls), positivo per 243 mila unità.