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Forex: l’asta tedesca spinge l’euro ai minimi da inizio ottobre

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Le tensioni in arrivo dai Paesi “core” spediscono l’eurodollaro ai minimi da sei settimane. La Germania questa mattina ha collocato bund a 10 anni per 3,6 miliardi, decisamente al di sotto dei 6 miliardi dell’offerta ed il risultato sarebbe stato peggiore se non ci fosse stato l’intervento della Bundesbank. Notizie negative anche per l’altro big del Vecchio continente, la Francia. Dopo il campanello d’allarme di Moody’s oggi è arrivato un nuovo avvertimento da parte di Fitch. Secondo l’agenzia il deterioramento della crisi del debito e delle prospettive economiche potrebbero dare la spallata decisiva per la perdita della tripla A.

L’eurodollaro in questo momento scambia a 1,3361, l’1,1% in meno rispetto al dato precedente e dato minore da inizio ottobre. In deciso calo anche l’incrocio con la moneta nipponica, che scende dello 0,7% a 103,33. Vendite anche sul cable, il cambio sterlina/dollaro, che si porta a 1,5523 (-0,7%). Le minute relative l’ultima riunione della Bank of England hanno evidenziato che la Banca in futuro potrebbe considerare un’ulteriore espansione del programma di acquisto di asset”.

L’attuale forza del greenback è testimoniata dall’andamento del dollar index, l’indice che registra l’andamento del biglietto verde nei confronti di un basket di valute, che mette a segno un +0,9% portandosi a 79 punti. Ovviamente le vittime sacrificali dell’avversione al rischio sono le commodity currencies, le valute ad alto rendimento. Il cambio aud/usd registra un calo dell’1,6% a 0,9689 mentre il cross dollaro/dollaro canadese segna un +0,9% a 1,0468.

Nel corso della prima parte indicazioni negative sono arrivate anche dal fronte macro europeo, visto che a novembre sia il Pmi manifatturiero sia il corrispondente dato relativo il terziario si sono confermati sotto quota 50 punti, che fa spartiacque tra espansione e recessione dell’economia. Il primo indice è sceso a 46,4 punti, dai 47,1 del mese precedente, mentre il Pmi servizi è salito a 47,8, contro i 46,4 punti precedenti. “Il settore manifatturiero dell’Eurozona – ha rilevato Jana Pristovsek, analista di IG Markets- è sceso per il secondo mese consecutivo, spinto al ribasso dal calo delle esportazioni. Il dato conferma i timori secondo cui la Zona Euro si appresta ad entrare in recessione”. Pesante segno meno anche per gli ordini all’industria, in diminuzione a settembre del 6,4% congiunturale (+1,4% a/a).

Indicazioni peggiori delle attese sono arrivate anche dal Pmi cinese, in calo da 51 a 48 punti, e, per quanto riguarda gli Stati Uniti, dalle nuove richieste di sussidio (393 mila unità), dal dato definitivo relativo la fiducia dei consumatori calcolata dall’Università del Michigan (64,1 punti) e dalle spese dei consumatori ad ottobre (+0,1 m/m). Sopra le stime invece i redditi personali (+0,4% m/m) e gli ordini di beni durevoli (-0,7%). Due velocità per il PCE (indice dei prezzi delle spese per consumi personali) e per il PCE core (al netto di alimentari ed energetici). Il primo è arretrato dal 2,9 al 2,7% annuo mentre il secondo è passato dall’1,6 all’1,7%.