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Fondo sovrano del Qatar acquista azioni di Credit Suisse

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I fondi sovrani dei Paesi mediorientali e asiatici continuano a ritagliarsi spazi nell’azionariato delle grandi banche mondiali. Inizialmente l’obiettivo principale sono stati i grandi istituti bancari americani, messi in difficoltà dall’esplodere della crisi dei mutui subprime. In seguito sono finite al centro del loro interesse anche le grandi banche europee.


Dopo Citigroup, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Ubs, sono stati i titoli del Credit Suisse a finire nella borsa della spesa dei ricchi fondi sovrani. Il primo ministro del Qatar, nonché direttore generale della Qatar investment authority (Qia) ha dichiarato, in un intervista al network Bloomberg, che sono stati effettuati acquisti sul mercato di azioni dell’istituto svizzero. Non ha precisato tuttavia quale sia l’ammontare delle operazioni effettuate anche perché, ha specificato, “sono ancora in corso”. Sempre nell’intervista il primo ministro del Paese del Golfo, Sheikh Hamad bin Jasim bin Jaber al-Thani, ha indicato in 15 miliardi di dollari la cifra programmata di spesa per acquisire quote di capitale di banche sia europee che americane.

Nel frattempo Hana Bank, istituto bancario sudcoreano, potrebbe procedere ad acquistare dal fondo sovrano di Singapore, Temasek Holdings, un milione di azioni di Merrill Lynch per una cifra intorno ai 50 milioni di dollari. Lo ha reso noto all’agenzia Dow Jones Newswires un portavoce della compagnia il quale non ha però confermato che la decisione sull’acquisto sia già stata presa. 


Il flusso di finanziamento in arrivo dai fondi sovrani, i cui asset sono stati gonfiati dalla crescita del prezzo del petrolio, dell’energia e delle materie prime, sta svolgendo un ruolo fondamentale per il settore bancario colpito duramente dalla crisi dei mutui subprime e tuttavia si guarda con malcelata preoccupazione all’intervento così massiccio di forze esterne nelle istituzioni primarie di una nazione.


Una diffidenza che seppure celata dietro le necessità del momento è stata percepita dalle autorità dei Paesi proprietari dei fondi sovrani tanto che lo stesso primo ministro del Qatar ha precisato che tutte le operazioni sono dettate dalla volontà di reinvestire proficuamente le ingenti risorse disponibili, senza alcun secondo fine o ambizione politica.


Il Credit Suisse, che mantiene ottime relazioni con l’Emirato del Qatar, ha evidenziato, nell’ultimo trimestre dello scorso anno una contrazione degli utili del 72%, a 1,33 miliardi di franchi, rispetto allo stesso periodo del 2006 con svalutazioni di portafoglio per 1,3 miliardi di franchi. Estremamente positivo, nonostante il brutto ultimo quarto, il bilancio complessivo del 2007 chiusosi con utili record a 8,549 miliardi di franchi, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente.