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I fondi statali dei paesi Emergenti spaventano l’Ue (Fondionline.it) -2-

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La scarsa trasparenza di questi fondi e la sensazione che la loro operatività risponda a interessi politici e strategici più che finanziari, sta facendo lievitare le preoccupazioni. Alcuni osservatori credono che l’ADIA, il fondo statale degli Emirati Arabi, il più grande del mondo, si trasformi in un modello da seguire per Cina e Russia. Almeno cinque dipartimenti comunitari (Mercato Interno, Economia, Commercio, Concorrenza ed Energia) stanno mettendo a punto la risposta politica a questo tipo di fenomeno, le cui cifre, stando alle previsioni, faranno impallidire quelle dei fondi a gestione alternativa o hedge funds. La Commissione Europea spera di poter presentare la sua proposta nel prossimo autunno. Bruxelles riconosce che si tratta di una corsa contro il tempo, visto che la mancata presentazione del progetto indurrebbe ciascun Stato membro a prendere delle contromisure protettive proprie che provocherebbero una frammentazione del mercato interno. Angela Merkel si è detta favorevole all’introduzione di un sistema di verifica degli investimenti provenienti dall’estero (sulla scia del sistema statunitense. Laddove è stato impedito al capitale cinese di entrare nel capitale della società petrolifera Unocal). E anche se la Merkel preferirebbe una risposta europea, la sua coalizione inizierà a studiare già a partire dal prossimo agosto le modalità per blindare alcuni settori considerati strategici (infrastrutture, energia e servizi di telecomunicazioni). La Merkel assicura di aver già discusso del problema con il presidente francese Nicholas Sarkozy (il cui interventismo va ben oltre quello di Berlino). Il precedente governo transalpino -guidato da Jacques Chirac, aveva già blindato undici settori, inclusi i casinò e l’industria alimentare. (Segue)