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Fondi: settoriali, a cavallo delle fasi dei cicli economici (fondionline.it)

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La selezione dei settori che potrebbero offrire le migliori soddisfazioni in un certo periodo, si basa sia sulla corretta individuazione della fase che caratterizza il ciclo economico, sia sul timing di ingresso/ uscita dai singoli comparti. Mentre la prima scelta è un compito relativamente facile, la seconda è un’operazione molto complessa ( dalla quale dipende il successo della strategia).

Numerosi gestori alla guida di fondi comuni azionari globali o europei, per esempio, fanno delle piccole scommesse settoriali che si materializzano nell’acquisto di titoli con l’obiettivo di sovra/ sotto pesare un determinato settore o alcuni settori di mercato.

L’industria del risparmio gestito offre anche la possibilità di puntare su fondi azionari settoriali puri, con portafogli concentrati su un solo settore. Il piccolo investitore dispone di un ampio numero di opzioni per avventurarsi nel mondo dei fondi settoriali. Prima di sottoscrivere quote di un fondo settoriale vanno ricordate alcune semplici, ma importanti, osservazioni: 1) i fondi settoriali presentano un livello di rischio mediamente superiore a quello offerto dai prodotti che inglobano più settori; 2) un primo fattore supplementare di rischio è legato all’assenza di una diversificazione e alla conseguente concentrazione su titoli che seguono un andamento similare nel tempo; 3) un secondo fattore di rischio è correlato alle oscillazioni valutarie, derivanti dalla concentrazione degli investimenti in singole aree geografiche o in pochi Paesi.

Un’analisi dei rendimenti storici degli ultimi anni può essere utile per rendersi conto delle forti correlazioni tra settori e fasi del ciclo economico. E’ probabile che i settori più conosciuti dagli investitori siano, per ragioni opposte, quello tecnologico (sul fronte negativo) e quello delle risorse naturali ( sul fronte positivo). I fondi comuni appartenenti alla categoria ‘tecnologica’ sono diventati tristemente famosi per aver incassato una perdita media dell’82% nel triennio di bear market seguito allo scoppio della bolla speculativa. Ad onor del vero, va ricordato che questi fondi andrebbero ricordati anche per le performance estremamente positive messe a segno nella seconda metà degli anni Novanta. Sul fronte opposto, i fondi settoriali che privilegiano le risorse naturali, hanno guadagnato in media il 111% dalla primavera 2003 ad oggi.

Soffermando la nostra attenzione sulle ultime due fasi di bear e bull market, è possibile osservare le profonde differenze tra le performance medie offerte dai fondi appartenenti a queste due categorie: i tecnologici hanno guadagnato in media il 50% durante l’ultima fase rialzista; i natural resources hanno limitato le perdite al 33% durante i tre anni di mercato Orso. Le differenze sono ancora più eclatanti se si guarda alle performance del settore immobiliare ( che sono riusciti a non perdere terreno durante il bear market 2000- 2003) o a quelle conseguite dal settore farmaceutico ( che ha ottenuto performance modeste rispetto a quelle realizzate dal comparto azionario nel corso del bull market degli ultimi tre anni).

Attualmente gli investitori si chiedono quali potrebbero essere i mercati più interessanti per i prossimi anni. Il consensus degli analisti si concentra sulle opportunità offerte dai settori tecnologico e finanziario/ assicurativo. Le previsioni fanno perno sulle attese di rialzo dei tassi di interesse in Europa e in altre aree del pianeta, e sull’incremento dei margini conseguibili. Al contrario, un’eventuale decelerazione della crescita economica globale comporterebbe un riposizionamento sui prodotti che investono in metalli preziosi e beni di consumo non ciclici. A cura di www.fondionline.it