1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Fondi: report Lipper, i fondi pensione Usa sotto la lente

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

L’ultimo Fund Industry Insight Report curato dagli analisti di Lipper effettua una ricognizione dei cambiamenti intervenuti nei flussi di investimento registrati dal più importante mercato del risparmio gestito

I fondi azionari che adottano uno stile value e i prodotti income oriented ( compresi i fondi che privilegiano le azioni ad elevato dividendo, le utilities e gli immobili) sono stati gli strumenti dell’industria del risparmio gestito Usa che hanno raccolto una quantità crescente di flussi netti di investimenti. I fondi azionari stile “growth” hanno continuato a perdere terreno, bersagliati da un flusso ininterrotto di riscatti. I bond fund hanno sperimentato una moderata crescita del patrimonio gestito: gli investitori hanno cominciato ad avvertire i rischi insiti sia in un’inversione di tendenza della politica monetaria sia in un peggioramento del livello di affidabilità dei crediti.

I flussi netti sono stati salvati dall’ottima raccolta realizzata dai cosiddetti “life cycle” ( fondi utilizzati per soddisfare scopi previdenziali, che hanno un target temporale che influenza la strategia adottata dal gestore: più aggressiva nella prima fase di vita del prodotto, e più prudente in prossimità della scadenza) e “life stage funds” ( fondi con un mixed asset portaflio che resta immutato nel tempo). I flussi di investimento diretti verso i world equity portaflio sono stati elevati, anche se influenzati dalle performance di breve periodo e dalle forti oscillazioni del dollaro.

Lo shock provocato dal bear market del triennio 2000- 2002 continua a far sentire i suoi effetti sulla propensione al rischio degli investitori. Dopo un 2002 caratterizzato da un flusso netto negativo per 19,7 miliardi di Usd nella categoria degli fondi azionari, il buon trend seguito dai mercati nel 2003 ha permesso di incassare 184,2 miliardi di dollari. Il 2004 si è chiuso con una raccolta positiva per 220,6 miliardi di dollari. I primi dieci mesi del 2005 hanno portato nelle casse dei fondi azionari 130,5 miliardi di dollari, contro i 182,6 dello stesso periodo del 2004: una riduzione del 28%. Tuttavia, in questo lasso di tempo i mercati azionari hanno continuato ad offrire buone soddisfazioni.

Gli esperti di Lipper sostengono che la spiegazione del fenomeno vada ricercata nella tendenza degli investitori a tirare i remi in barca molto prima della fine di un periodo di bull market. La ragione di quest’apparente contraddizione è molto semplice: gli investitori amano il ‘comfort’ e puntano a tenere lontani i rischi. Questo comportamento si traduce in un solo risultato: comprano alto e vendono basso, esattamente l’opposto della formula per avere successo negli investimenti.

Il trading scandal scoperto dalla Securities and Exchange Commission nel settembre del 2003 ha influenzato i funf flows. A livello quantitativo è difficile procedere ad una valutazione dell’influenza negativa attribuibile a tale scandalo. Lipper ha però individuato una chiara influenza sulle scelte operate dai sottoscrittori in termini di brand. Capital Research, Fidelity, T.Rowe Price e Dodge & Cox sono le case di investimento che hanno beneficiato della concentrazione della fiducia degli investitori su pochi brand. Le quattro società hanno raccolto più del 50% dei nuovi investimenti destinati ai mutual funds.

L’analisi di Lipper evidenzia che non è chiaro se gli Etf ricoprano un ruolo di primaria importanza nel processo di riduzione dei flussi di investimenti diretti verso i fondi azionari tradizionali. Lo studio si limita a sottolineare che ‘è probabile che l’interesse degli hedge fund e degli investitori istituzionali esteri abbia potuto far crescere i volumi degli Etf a discapito di quelli dei fondi pensione tradizionali ‘. Un confronto tra gli index fund e gli Etf dimostra che i net inflows sono andati a vantaggio di questi ultimi. Dopo qualche anno dalla loro introduzione, gli index funds (settoriali e geografici) furono in grado di assorbire il 12% degli equity fund assets. A partire dall’agosto del 2003, la raccolta degli Etf ha superato quella degli index fund.

Il mercato statunitense è stato caratterizzato da una progressiva riduzione (negli ultimi cinque anni) del peso dei fondi azionari specializzati sul mercato domestico. Durante lo stesso arco temporale, sono cresciuti gli investimenti diretti verso i fondi specializzati nell’international equity, real estate, natural resources, utilities e gold.

Fino a pochi anni fa l’investitore statunitense destinava solo il 6% degli investimenti azionari ai fondi specializzati sui listini esteri. Attualmente, tale percentuale è salita al 19%. Le performance realizzate dalle Borse extra Usa hanno attratto l’attenzione degli investitori statunitensi. Tuttavia, continuano ad essere modesti i flussi destinati ai fondi che investono in quei listini esteri che hanno offerto le migliori performance negli ultimi anni (America Latina e Giappone). Infine, l’analisi rileva che le oscillazioni del dollaro Usa sono state un altro fattore pilota per gli investimenti. A cura di www.fondionline.it