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Fondi locuste: Vella (La Voce.info), effetti positivi, non bisogna erigere barriere

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La vicenda Algebris-Generali ha portato con prepotenza sotto i riflettori la questione delle cosiddette “locuste”, ovvero delle ingerenze tipiche, nel tentativo di esercitare il proprio potere, da parte dei fondi di private equity e hedge nell’azionariato delle società da loro partecipate, anche con quote minime o comunque non di peso. Hedge fund e private equity tuttavia, soprattutto in Italia dove non sono molto diffusi e non esiste una “cultura” a loro legata, mettono molto spavento, ma in realtà hanno effetti positivi per le società e per questo non bisogna erigere barriere. E’ questo il pensiero di Francesco Vella della Voce.info, secondo cui “nel nostro Paese l’intervento delle deprecate ‘locuste’ può essere auspicabile non solo per segnalare qualche deficit di governance societaria, ma anche per la ben nota e mai superata esigenza di diversificazione della raccolta delle risorse troppo e tradizionalmente legate al finanziamento bancario. Sono quindi interventi che non vanno ostacolati con atteggiamenti difensivi, ma al contrario incentivati. E infatti gli ultimi dati disponibili mostrano un trend crescente degli investimenti”. “Il problema – prosegue Vella nella propria analisi – è che un private equity può dar luogo a rilevanti operazioni di ristrutturazione industriale e di crescita per le imprese, ma può anche seguire logiche speculative di breve respiro con gravi ripercussioni sociali. Per i rappresentanti dei lavoratori si aprono, allora, nuove frontiere sul terreno delle relazioni industriali perché da un lato non possono erigere barriere, rapidamente destinate a sbriciolarsi, nei confronti delle locuste, dall’altro devono trovare strumenti in grado di aumentare la conoscibilità e il monitoraggio delle imprese nella loro dimensione operativa e finanziaria”. Come fare? Per esempio, “attraverso la presenza di rappresentanti dei lavoratori negli organi di controllo”, suggerisce Vella. Le nuove frontiere della finanza impongono dunque nuove scelte sul terreno delle relazioni industriali.