Fondi: Lipper 2005 "stellare" per i fondi azionari europei

Inviato da Redazione il Mer, 11/01/2006 - 11:14
Ottantuno degli 82 Lipper equity indices denominati in euro, hanno chiuso l'anno in territorio positivo. Il 98% degli indici azionari ha ottenuto performance a due cifre, e il 90% ha fatto registrare incrementi percentuali superiori al 20%. Il 2005 è stato il primo anno dell'era euro a presentare performance positive per la maggior parte degli indicatori.

Anche se i "best performing" del 2005 (mercati emergenti come Corea, Russia e Taiwan) rappresentano solo una piccola porzione dell'industria del risparmio gestito in Europa, va rilevato che l'elevato numero di fondi azionari globali presenti nelle prime posizioni della classifica dei rendimenti, denota che un gran numero di azionisti ha potuto (anche se indirettamente) partecipare ai lauti guadagni.

I local stock market continentali hanno fornito un valido contributo al rally dei listini. La presenza di tassi di interesse molto bassi e la svalutazione dell'euro contro il dollaro, hanno creato l'humus favorevole alla crescita dei listini. Lo Swiss Market index guida i mercati locali con un balzo del 33,21%. Il Mib 30 di Milano chiude la classifica con un rialzo del 13,30%. La maggior parte del guadagno è stata realizzata nella seconda parte del 2005. In generale, si è registrato un miglior comportamento delle blue chips rispetto ai titoli delle società a bassa capitalizzazione. Tuttavia, i risultati mostrano delle divergenze tra i singoli listini.

L'analisi extra- europea conferma il buon momento del Giappone. L'impennata degli investimenti esteri e la spesa domestica, sono state le variabili che hanno convinto gli investitori a tornare con forza sul listino nipponico. I portafogli esposti sui listini di Corea, Brasile, Messico, Russia e India, hanno offerto ottime performance. Questi ultimi paesi sono stati favoriti dalla combinazione di diversi fattori: inflazione sotto controllo, ottimi tassi di crescita economica, stabilità politica, trade conditions in deciso miglioramento, elevati introiti derivanti dalla vendita di combustibili fossili e materie prime. Al contrario, la correlazione positiva tra economia e mercati non ha trovato terreno fertile in Cina.

I risultati ottenuti dai fondi comuni europei che investono in Nord America sono contrastati. Le oscillazioni del dollaro Usa rappresentano la variabile che ha condizionato le performance. Il biglietto verde si è apprezzato rispettivamente del 12,7% e 10,3% nei confronti dell'euro e della sterlina inglese. Gli investitori che hanno sottoscritto quote di fondi che non si avvalgono di strumenti di copertura del rischio di cambio, hanno potuto beneficiare della rivalutazione della divisa statunitense nei confronti della valuta unica. I risultati realizzati dai fondi azionari North- America sono stati condizionati anche dall'asset allocation settoriale scelta dai gestori. Finanziari, risorse naturali e tecnologici sono i titoli Usa che hanno offerto le migliori soddisfazioni nel 2005. I timori per lo scoppio della bolla speculativa non hanno impedito ai titoli immobiliari di occupare le prime posizioni della classifica delle performance settoriali.

I fondi obbligazionari hanno continuato a sorprendere per le ottime performance realizzate in una fase caratterizzata dall'adozione di una politica monetaria restrittiva. I 60 Lipper bond indices hanno chiuso il 2005 con una performance media del +10,12% ( la migliore dal 1999). C'è qualche similitudine tra il 1999 e il 2005, Entrambi gli anni evidenziano gli ottimi risultati conseguiti dai comparti ( convertible e emerging markets) fortemente correlati con i mercati azionari. Solo due categorie di "reddito fisso" ( CHF Short Term -0,21% e Bond Sek -0,54%) hanno chiuso l'anno in territorio negativo.

Il buon momento dei fondi obbligazionari trova spiegazione nella contrazione dei rendimenti di lungo periodo. Il rendimento dei bond di durata superiore ai cinque anni ha subito una riduzione dal momento in cui la BCE ha optato per un incremento dei tassi dello 0,25%. I vertici della BCE hanno sostenuto che l'aumento del costo del denaro rappresenta una conseguenza diretta dello sfondamento target di inflazione (2%). Tuttavia, le prospettive di crescita non esaltanti di molti paesi dell'area Euro e le preoccupazioni derivanti dall'andamento del mercato dei carburanti, hanno spinto al ribasso i rendimenti dei bond a lungo termine. A cura di www.fondionline.it
COMMENTA LA NOTIZIA