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I fondi esteri in fermento sulle partecipazioni di casa Agnelli

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C’è fermento tra i soci degli soci degli Agnelli, che stanno muovendo a tenaglia e hanno praticamente raggiunto la massa critica necessaria a bloccare future operazioni sgradite al mercato su Ifi e su Ifil, gli snodi cruciali della catena di controllo Fiat. Negli ultimi tempi si sono visti riposizionamenti, che allineano gli investitori istituzionali agli interessi dei soci forti in vista di futuri sviluppi. E forse si tratta anche di una reazione al blitz estivo con cui la dinastia torinese ha riacciuffato il controllo della società dell’auto, suscitando la protesta del mercato e l’istruttoria della Consob per i modi e le forme di quell’operazione e della sua comunicazione. La mappa del gruppo Agnelli, si sa, è frastagliata: la Giovanni Agnelli Sapa ha il 100% delle Ifi ordinarie, che racchiudono il 63% di Ifil, è lì dimora il 30% di Fiat. Sarebbe una tenuta ferrea, non ci fossero i titoli a diritti limitati: come le Ifi privilegiate, che nelle assemblee straordinarie votano insieme alle ordinarie e sono quasi altrettante. Ultimamente hedge fund e gestori si sono rafforzati notevolmente in questa categoria.