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Fondi comuni, da domani in vigore la nuova fiscalità

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Domani, primo luglio, segnerà una data di svolta per il mondo dei fondi comuni italiani. Con l’entrata in vigore del Decreto legge 225/2010, noto come Milleproroghe, la tassazione degli investimenti in fondi comuni italiani sarà allineata a quella già prevista per i fondi comuni europei. Da domani l’aliquota del 12,5% sui guadagni in conto capitale non verrà più applicata ogni giorno sui rialzi della quota ma solo nel momento in cui l’investitore dovesse decidere di smobilizzare il suo investimento realizzando una plusvalenza.


Fino a oggi l’investimento in fondi italiani è stato invece tassato sul maturato e in capo al fondo. In pratica era la stessa società di gestione a occuparsi di prelevare giornalmente l’aliquota del 12,5% applicata all’eventuale incremento di valore della quota del fondo e di accantonarla per versarla al fisco a fine anno. Allo stesso modo veniva tenuto conto delle eventuali minusvalenze generate da una riduzione nella quotazione. Uno dei difetti più evidenti di questo sistema di tassazione “duale” era il differente valore che le quote di un fondo italiano e di uno straniero potevano avere a parità di performance. La prima sarebbe stata già al netto della tassazione e quindi inferiore alla seconda.

La tassazione sul maturato era infatti  prevista solo per i fondi comuni italiani e non per quelli stranieri autorizzati a operare in Italia. Per questi ultimi valeva il principio che ora è stato esteso a tutti: la tassazione deve essere sul realizzato e in capo all’investitore. Finisce dunque l’era della discriminazione dei fondi comuni italiani, alla quale gli operatori italiani hanno attribuito parte della difficoltà di crescita incontrata negli anni dal risparmio gestito del Belpaese. Una condizione che ha spinto in passato molti risparmiatori a rivolgersi a operatori esteri autorizzati a operare in Italia e molti operatori italiani a creare apposite società di gestione all’estero.


Il Decreto Milleproroghe inoltre, recepisce e attua la direttiva europea Ucits IV che introduce una nuova regolamentazione per il passaporto dei fondi europei, prevede la vigilanza del Paese d’origine sulle Sgr, armonizza le procedure di fusione, disciplina le strutture master-feeder e prevede nuovi elementi di tutela degli investitori.


Particolarmente importante per gli investitori, per le conseguenze che potrà generare sulla circolazione dei prodotti di risparmio gestito e quindi sulla concorrenza nell’Unione europea, è il nuovo passaporto europeo. Un gestore di fondi italiano che intenda offrire un proprio prodotto al di fuori dei confini nazionali non dovrà più aprire una sede nello Stato prescelto e registrare in tale Stato un duplicato del fondo, ma gli basterà disporre di una banca depositaria.


Per quanto riguarda infine la tutela degli investitori, verrà introdotto il key investor informations, documento sostitutivo del prospetto semplificato che conterrà in uno schema predefinito e confrontabile le informazioni che gli investitori devono ricevere prima di effettuare un investimento.


Complessivamente le norme favoriscono la competizione e la trasparenza dell’industria di fondi italiani mentre cancellano un’ostacolo, quello del diverso trattamento fiscale che è stato sempre considerato una discriminazione ingiusta dalle società del risparmio gestito italiane. Levato l’ostacolo ora le Sgr nostrane dovranno dimostrare che non si trattasse solo, come molti pensano, di un alibi.

 

Alessandro Piu