Fondi: analisi, risparmiatori a caccia degli emergenti

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Quel che sembra troppo buono per essere certo, nasconde sempre rischi che necessitano un’attenta valutazione. Questo motto rappresenta una salutare avvertenza per un gran numero di investitori che negli ultimi tempi, sedotti dalle straordinarie performance realizzate dalla maggior parte di questi prodotti, si sono lanciati all’acquisto di quote di fondi comuni di investimento che privilegiano i listini Emergenti. D’altronde, i trend di Borsa tendono ad essere caratterizzati da una durata più lunga rispetto a quanto pensino la maggior parte degli osservatori, ed è abituale imbattersi in annunci che mettono in guardia dalla fine di un ciclo anche alcuni anni prima della reale chiusura del bull market.

I fondi comuni sono, senza alcun dubbio, la migliore opzione per il piccolo investitore che voglia dedicare una parte del proprio patrimonio ai listini dei Paesi Emergenti. Le ragioni di questa convenienza sono molteplici: costi, gestione professionale, diversificazione etc. Gli indici formulati da Lipper – che raccolgono le performance medie ottenute dai prodotti appartenenti alle singole categorie di prodotti dell’industria del risparmio gestito – rivelano che i fondi azionari posizionati sulle Borse dell’America Latina sono stati la categoria che ha offerto il più elevato rendimento medio per il 2005: + 64,3%. L’indice latino- americano viene seguito a ruota da quello che misura l’andamento dei listini azionari dell’Europa dell’Est ( + 55,7%). In coda alla classifica degli Emerging Markets troviamo l’indice che segue il trend delle Borse dell’Estremo Oriente: + 36,7%.

In alcuni casi – e in special modo per i fondi di investimento che privilegiano le azioni latino- americane – la rivalutazione delle valute domestiche rispetto all’euro ha contribuito alla realizzazione delle eccellenti performance ottenute dai sottoscrittori europei. Le ragioni che spiegano questo comportamento sono ben conosciute da analisti ed esperti, e possono essere riassunte nelle elevate quotazioni delle materie prime, nel favorevole ambiente economico globale, e nell’applicazione di politiche fiscali e monetarie ‘responsabili’ da parte dei Governi di questi paesi. Questo mix di variabili favorevoli ha determinato negli investitori internazionali una riduzione della percezione del rischio insito in questi mercati. Il trend trova conferma nella riduzione dei differenziali tra i rendimenti delle obbligazioni governative dei paesi ricchi e quelli offerti dai titoli di debito emessi da paesi in via di sviluppo.

La riduzione di questo differenziale (o spread in inglese) e la propensione dei sottoscrittori ad accettare extra rendimenti risicati rispetto a quelli garantiti dalle obbligazioni governative, significa che gli investitori sono sempre meno propensi a prendere in seria considerazione l’ipotesi di default o cadute delle quotazioni sperimentate dai titoli obbligazionari dei paesi Emergenti. Le domande chiave sono: per quanto tempo può durare questa fase di elevati rendimenti? C’è un rischio reale di rallentamento delle performance o di caduta violenta delle quotazioni? Si tratta di quesiti di primaria importanza per un numero crescente di investitori. E i dati Lipper lo confermano: i fondi azionari Paesi Emergenti occupano i primi posti della classifica che accoglie i nuovi flussi di investimento per categoria.

Ipotizzare con precisione un’inversione di tendenza è compito arduo. Visualizzare l’elevato rischio e la volatilità insita in questi strumenti è operazione che non richiede la sfera di cristallo. I dati relativi al mese di ottobre possono fare al nostro caso: l’indice Bovespa della Borsa di San Paolo del Brasile ha perso il 10% in quattordici sessioni ( anche se il recupero delle settimane successive ha ridotto la perdita al -3%, -4%). Per il futuro, gli esperti consigliano ai piccoli sottoscrittori di fissare degli stop loss da rispettare in modo rigoroso. A cura di www.fondionline.it