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FOMC: la vittoria di James Bullard e i rischi di una bassa inflazione

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Il meeting di due giorni del Fomc (Federal Open Market Committee, la commissione operativa del Federal Reserve System) si è concluso come ampiamente atteso con un nulla di fatto (tassi d’interesse invariati nel range 0-0,25% e piano di quantitative easing pari a 85 mld di dollari al mese). Tuttavia nel comunicato relativo alla decisione si possono trovare un po’ di differenze rispetto a quello emesso nel vertice precedente.

La Federal Reserve, a differenza delle altre banche centrali europee, ha un doppio mandato, il cosiddetto “dual mandate”. Ovvero deve mantenere la stabilità dei prezzi (target di inflazione al 2%) e ottenere il più alto livello di occupazione. Se negli ultimi meeting del Fomc i riflettori sono sempre stati puntati sul tasso di disoccupazione, ora i membri del Board hanno voluto porre l’accento anche sul basso livello di inflazione attuale (costantemente al di sotto dell’obiettivo del 2%) che potrebbe porre dei rischi alle performance dell’economia. I membri votanti del FOMC hanno comunque ricordato che le aspettative inflazionistiche di medio termine non sono variate e le basse pressioni inflazionistiche attuali sono legate solamente a fattori temporanei. Da segnalare anche il leggero downgrade sulla crescita economica vista “modesta” nel primo semestre rispetto al “moderata”, aggettivo utilizzato negli statement precedenti. Toni lievemente più accomodanti, senza lasciar però alcuna indicazione sul possibile pullback negli acquisti di titoli governativi.

Vengono così ascoltate le opinioni di James Bullard, presidente della FED di St Louis, che aveva sottolineato i rischi di una bassa crescita dei prezzi al consumo (al momento al +1% circa, ben inferiore a un desiderato +2%).

Bullard non è invece riuscito a convincere Esther George, presidente della FED di Kansas City, sostenitrice di strategie monetarie meno accomodanti. Secondo la George il prolungato piano di quantitative easing e i tassi d’interesse su livelli bassi potrebbero infatti creare ulteriori squilibri finanziari (aumento delle aspettative di inflazione di lungo termine).

Nonostante il tono marginalmente più “dovish” del comunicato emesso dal FOMC, manteniamo invariata la nostra view sulle prossime strategie monetarie della FED. Il “tapering” (diminuzione graduale del piano di acquisto di titoli governativi), secondo le nostre attese, dovrebbe partire in autunno, qualche mese prima della fine del mandato di Bernanke (gennaio 2014). Le misure non convenzionali introdotte dall’economista della Georgia per sostenere le attività economiche del paese a stelle e strisce dopo la terribile crisi finanziaria possono essere infatti considerate la sua “legacy”. Crediamo che Bernanke prima di lasciare l’incarico inizierà il processo di exit strategy che dovrebbe concludersi, con il miglioramento delle condizioni economiche, a fine 2014 o nel primo semestre 2015. Ipotizzando che il successore di Bernanke possa essere la favorita Janet Yellen.

Stimiamo che nei meeting del FOMC di settembre/ottobre i membri del Board ridurranno il piano di quantitative easing di 25 mld di dollari al mese, diminuendo l’acquisto di Treasuries (da 45 a 20 mld di dollari al mese) e mantenendo invariato l’ammontare di acquisto di titoli legati ai mutui (40 mld di dollari al mese).

FILIPPO DIODOVICH
Market Strategist IG