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Focus Italia, barometro della zona euro (analisti)

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L’Italia? Una sorta di barometro della zona euro. Ne è convinto Gilles Guibout, gestore del fondo AXA WF Framlington Italia e AXA WF Framlington Eurozone. Una convinzione basata sull’analisi dell’evoluzione di tre elementi: economico, politico, flussi di capitali. “Il Belpaese – spiega Guibout – è un concentrato di pregi e difetti della zona euro: la troppo grande differenza fra un nord ricco e un sud arretrato, una governance politica poco incisiva in fatto di riforme, una scarsa attrazione di investitori stranieri. Guardiamo queste tre caratteristiche con maggiore profondità”, invita l’esperto.
1. A livello economico, la Lombardia rimane la regione più ricca d’Europa (anche più ricca della Baviera), mentre il sud è al livello della Grecia. Il listino della borsa di Milano è costituito da una quota estremamente elevata di titoli finanziari, su cui si sono concentrati i punti di domanda delle ultime settimane. Un’altra grossa porzione del listino è invece fatta da società che pur essendo piccole sono spesso internazionali a livello di giro d’affari.
2. A livello politico, lo sblocco dall’Italia deriva dalle attese riforme del lavoro, della giustizia, della costituzione. Esattamente la situazione che viviamo nella zona euro, che ha dimostrato la mancanza di una governance chiara.
3. A livello di flussi, l’Italia ancora una volta è stata una buon proxy di quello che hanno fatto gli investitori stranieri nella zona euro. Il grafico sotto mostra l’evoluzione del numero di azioni dell’ETF Ishares, e basta guardarlo per intuire il problema: l’80% di quello che era stato sottoscritto tra gennaio e luglio è stato venduto in tre mesi.

“Quindi – prosegue Guibout – da qui a fine anno il mercato italiano dovrebbe continuare a rappresentare una sorta di barometro della percezione che hanno gli investitori sulla zona euro e, quindi, continuare ad ampliarne le variazioni. Gli elementi che impatteranno sono sempre gli stessi: previsioni di crescita sempre deboli, annunci di riforme, voto sul budget”.

“C’è da dire che dopo mesi di cautela, il mercato è ormai tornato su dei livelli meno “tirati” (il P/E di mercato era arrivato a 14,7 volte) e che il tasso di cambio con USD ormai è diventato decisamente più favorevole. In tale contesto, preferiamo sempre le società internazionali esposte alla crescita globale (in particolare quella americana) che rimane superiore a quella europea; per le società esposte all’Europa, quelle che hanno un potenziale di miglioramento dei margini (ad esempio le banche)”.
“Dopo un periodo un po’ difficile per il fondo (soprattutto legato alla sovra performance di Enel e alla sotto performance di CNH), pensiamo che il posizionamento del fondo offra un’opportunità interessante avendo un P/E più basso del mercato (12,9x vs 13,1x) per una crescita uguale e un ROE superiore”, conclude Guibout.