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Focus Bce: tre opzioni in mano a Draghi per implementare il quantitative easing (analisti)

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A 24 ore dal meeting Bce in programma domani a Francoforte, il mercato continua a interrogarsi sulle possibili mosse che l’Eurotower potrebbe mettere in atto per contrastare il rischio deflazione. Oltre alla possibilità di un ulteriore taglio dei tassi, con quello sui depositi che potrebbe andare per la prima volta in negativo, sul tavolo c’è l’opzione del varo di un piano di quantitative easing. “La Bce dovrebbe implementare il Quantitative Easing per contrastare il rischio di deflazione – rimarca Donatella Principe, responsabile Institutional Business di Schroders Italia – Ciò potrebbe essere fatto in 3 modi. La prima opzione è un acquisto di titoli di stato, uno strumento in realtà indirettamente già utilizzato (sebbene con sterilizzazione): il suo limite starebbe nel fatto che oggi il problema dell’Eurozona non è più il costo del finanziamento del debito pubblico. Inoltre la Bce sarebbe accusata di continuare a sostenere i governi senza fare nulla per aiutare l’economia reale”. La seconda opzione indicata dall’esperta di Schroders è l’acquisto di corporate che “sarebbe una delle soluzioni ideali, visto che rappresenterebbe un modo di veicolare liquidità direttamente nelle imprese. Tuttavia il mercato corporate europeo non è sufficientemente profondo da rendere questa opzione percorribile senza rischi di bolla”. L’ultima opzione è l’implementazione di un meccanismo ibrido, come una penalizzazione per le banche che non concedono credito al sistema produttivo. “Si tratterebbe di uno strumento estremamente efficace – sottolinea Donatella principe – ma oltre alla difficoltà di monitorare in modo corretto le azioni delle banche, questa soluzione presta il fianco a due critiche importanti: prima di tutto si tratterebbe di un meccanismo i cui costi sarebbero sopportati solo dalle banche, senza rischio per la BCE. Un’asimmetria difficilmente compatibile con stress test e criteri di Basilea. In secondo luogo la BCE potrebbe essere accusata di uscire dal campo della politica monetaria per mettere in atto di fatto una politica industriale”. L’opzione più probabile secondo l’analisi di Schroders è che la BCE opti solo per l’annuncio di un meccanismo ibrido, senza però farlo ancora partire.
Sul fronte valutario, se la BCE non dovesse invece compiere alcuna azione sul fronte del Quantitative Easing “si aprirebbe un quadro d’incertezza e l’euro potrebbe tornare ad apprezzarsi come carry-currency, ma il risultato non sarebbe scontato a causa dei possibili deflussi di capitali dall’Eurozona”, conclude Donatella Principe.