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Fmi vede crescita Italia in frenata: quasi due decenni perduti, bisogna agire su banche

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La ripresa italiana non ingrana e quest’anno, complice anche la Brexit, sarà probabilmente sotto l’1% rispetto al +1,1% precedentemente indicato. Le nuove stime del Fmi arriveranno il prossimo 19 luglio incorporando l’effetto Brexit. 
Il Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato come l’economia italiana ha iniziato a riprendersi da una recessione prolungata, ma la ripresa risulta “modesta e fragile” con  elementi di frizione quali le rigidità strutturali di lunga data, i bilanci delle banche e un alto debito pubblico. Alle proiezioni attuali, l’economia non dovrebbe tornare alla sua pre-crisi (2007) di picco fino alla metà degli anni 2020, il che implica quasi due decenni perduti con l’allargarsi del divario di reddito con i partner della zona euro.
Le sfida per l’Italia sono quelle di risollevare la  produttività, facilitare una pulizia di bilancio più veloce per le banche e far scendere il debito pubblico. “Il governo sta perseguendo una strategia su più fronti per incrementare la produzione potenziale e sostenere la ripresa – sottolinea l’FMI – con riforme istituzionali, fiscali, della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro e del settore bancario. E’ imperativo che questi sforzi siano pienamente attuati e approfonditi”. 
Relativamente al capitolo banche, l’istituto di Washington sollecita “passi decisi” con una supervisione più severa e una rapida riduzione delle sofferenze nei prossimi anni. “Diverse banche potrebbero continuare a trovare difficoltà a generare sufficienti profitti per rafforzare il capitale, smaltire le sofferenze e finanziare il credito. Il buffer per colmare questi shock sono molto limitati”, rimarca il Fondo.