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Fmi: troppe banche in Italia. Overbanking zavorra redditività e alimenta rischi sistemici

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Qualche passo in avanti è stato fatto, ma non basta, anche perchè la riduzione dei crediti deteriorati rimane contenuta e, allo stesso tempo, il sistema  finanziario italiano rimane ingolfato di troppi sportelli e dipendenti. L’ennesimo monito all’Italia arriva ancora dal Fondo Monetario Internazionale, con la pubblicazione del Global Financial Stability Report.  E’ necessario che il paese agisca di più e che le banche continuino a a riparere i loro bilanci.

L’Fmi invita gli istituti di credito italiani a ricorrere a un maggiore utilizzo dei meccanismi di ristrutturazione del debito in via extra-giudiziale: anche perchè, come fa notare, “nel caso dell’Italia, il 70% circa dei crediti deteriorati” è nei tribunali”; si auspica anche un rafforzamento della supervisione, al fine di facilitare la riduzione dei crediti deteriorati. Cruciale infine la valutazione sistemica sulla qualità degli asset  bancari per quelle banche che non sono ancora soggette ai controlli onnicomprensivi della Bce.

Nel suo documento, l’istituzione di Washington sottolinea che:

“l’utilizzo effettivo di un quadro che garantisca una risoluzione ordinata delle banche che stanno fallendo impedirebbe che i costi degli istituti più deboli vengano sostenuti dal resto del sistema, finendo per alimentare preoccupazioni sulla stabilità”.

C’è poi il problema del numero eccessivo di banche, problema che, secondo l’Fmi caratterizza anche la Spagna e il Portogallo.

Nel Global Financial Stability Report si legge che “in Italia si ravvisa un numero elevato di filiali e di dipendenti rispetto agli asset delle banche e si rivela anche la presenza di diversi istituti con una bassa concentrazione”.

La questione dei non-performing loans dell’Eurozona rimane fonte di grande preoccupazione per il Fondo Monetario Internazionale. E il punto è che, se gli smobilizzi dei npl avverranno allo stesso ritmo di oggi, “potrebbero essere necessari 6 anni” affinché le banche smaltiscano le sofferenze. Detto questo, si prevede che la cessione dei crediti deteriorati possa accelerare “soprattutto in Italia”.

Nell’intera area euro il valore complessivo dei crediti deteriorati che oscilla attorno ai 1.000 miliardi e la “cattiva notizia”, sottolinea Peter Dattels, vicedirettore del dipartimento Monetario e dei mercati dei capitali dell’Fmi è che negli ultimi due anni la riduzione degli npl del blocco è stata di “soli 120 miliardi”.

La buona notizia è che c’è una maggiore attenzione al problema e, nel caso dell’Italia, ci sono storie di alcuni “progressi”, tra cui il successo dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro di Unicredit e la fusione tra BPM e Banco Popolare, che ha dato via alla nascita di Banco BPM. Così come viene considerata tra i fattori positivi anche la creazione di uno scudo del valore di 20 miliardi di euro con il decreto volto a salvare le banche.

Nell’attuale report GFSR, l’Fmi rende noto di aver esaminato diverse “banche europee”, che rappresentano asset per un valore di $35 trilioni, ovvero $35.000 miliardi.

“Noi le dividiamo in tre gruppi: quelle globali, quelle che si focalizzano sull’Europa e quelle domestiche. Questa analisi suggerisce che il contesto domestico in cui le banche operano assume un ruolo molto significativo”. Inoltre, “le banche domestiche sono quelle che fanno fronte alle maggiori sfide sul fronte della redditività, con 3/4 di esse che hanno concluso il 2016 con ritorni molto deboli”. E’ qui che si presenta la spina dell’overbanking.

“L’overbanking assume forme differenti: per esempio, quella delle banche deboli con bassi cuscinetti di capitali, o di un numero eccessivo di banche che hanno un focus regionale e un mandato ristretto, o anche quella di troppe filiali e di una bassa efficienza delle filiali”. E’ fondamentale per il fondo che i paesi alle prese con le maggiori sfide prendano atto del problema e facciano più progressi. Altrimenti, la bassa redditività potrebbe impedire la ripresa o, peggio, rinfocolare i rischi sistemici”.   

Dattels, in particolare, auspica, un maggiore consolidamento del sistema finanziario italiano.   “Se si guarda ai progressi che sono stati raggiunti nell’affrontare il problema degli npl, si nota che sono state le banche grandi, rispetto a quelle piccole, a fare maggiori passi in avanti. In un contesto di consolidamento del settore bancario, che ha per oggetto soprattutto le banche piccole e che si sta verificando in modo particolare in Italia, incoraggiamo una Revisione della qualità degli asset anche per gli istituti minori, al fine di determinare la qualità degli asset di quelle banche e alla fine per individuare i non-performing loans”.