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Fmi, su Italia molto meno ottimista del Def. Appello a Bce affinché non stacchi spina a Eurozona

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L’Fmi è più ottimista sulla crescita dell’economia globale, anche se l’outlook non è sicuramente scevro da incognite, tra cui il rischio del protezionismo, la gestione della Brexit, i problemi di carattere strutturale, e le diverse sfide in cui si imbatte il sistema finanziario. Rispetto allo scorso gennaio, le stime sono tuttavia più rosee, anche per l’Italia, anche se in questo caso Washington non si azzarda neanche a replicare le previsioni sul Pil che sono state indicate dal Def appena una settimana fa. Tutt’altro.

Per il 2017, il Pil italiano è atteso infatti in crescita al ritmo su base annua dello 0,8%, dunque superiore dello 0,1% rispetto al +0,7% dell’outlook di gennaio. Uguale l’outlook per il 2018: anche in questo caso si stima un incremento di appena lo 0,8%. Il valore è peggiore delle stime formulate dal Ministero dell’economia e delle finanze che, per il 2017, parla di una accelerazione a +1,1%, prevedendo per l’anno prossimo un lieve rallentamento all’1%.

Nel suo World Economic Outlook l’Fmi rende noto di aver rivisto al rialzo anche il Pil dell’Eurozona, dal +1,6% atteso a gennaio a +1,7%.  A livello globale, la revisione al rialzo è decisamente più sostenuta, con il Pil mondiale atteso in crescita del 3,5% nel 2017 e del 3,6% nel 2018, rispetto al +3,1% del 2016.  Merito – si legge nel comunicato del Fondo Monetario Internazionale – “dell’attività economica più forte e di aspettative su una domanda globale più robusta”, che si combinano con le “restrizioni sull’offerta di petrolio adottate in via concertata (tra i paesi dell’Opec e non Opec): restrizioni che “hanno aiutato i prezzi delle materie prime a recuperare dai minimi testati all’inizio del 2016″. 

Di fatto, i “prezzi più elevati delle commodities hanno dato qualche sollievo alle società esportatrici del settore, un sostenendo l’inflazione globale e riducendo le pressioni deflazionistiche”.

L’Fmi mette in evidenza che i “mercati finanziari sono ottimisti e prevedono un continuo sostegno in Cina dalla politica così come una espansione fiscale e un processo di deregulation negli Stati Uniti. Se la fiducia e il sentiment di mercato rimarranno forti, la crescita di breve periodo potrebbe sorprendere anche al rialzo”. 

L’Fmi lascia tuttavia invariate le stime di crescita per il 2017 dell’economia Usa, al 2,3% (rispetto alla crescita di appena +1,6% del 2016). Tra le ragioni, c’è il timore di strette monetarie eccessive da parte della Fed. Secondo Washington, infatti, “un percorso del rialzo dei tassi di interesse più veloce delle attese” negli Usa potrebbe tradursi in un irrigidimento delle condizioni finanziarie altrove, e rafforzare anche il dollaro, a detrimento di tutti quei mercati emergenti le cui valute sono ancorate al biglietto verde. 

Tornando all’Eurozona, se per il 2017 le previsioni sono state riviste al rialzo all’1,7%, mentre per il 2018 l’Fmi ha reso noto di prevedere un rallentamento all’1,6%, in linea con le stime di gennaio. Nessuno scatto in avanti è previsto per il blocco: “La ripresa dell’area euro dovrebbe procedere nel 2017 e nel 2018 a un ritmo ampiamente simile a quello del 2016”. Nel rapporto si fa riferimento a un “recupero modesto”, che dovrebbe essere “sostenuto da una politica fiscale mediamente espansionistica, da condizioni finanziarie accomodanti, dall’euro più debole, e dagli effetti domino di un probabile stimolo fiscale in Usa (come promesso dal presidente Donald Trump)”.

Per l’Eurozona l’ostacolo è rappresentato dall’ “incertezza politica, con le elezioni imminenti in diversi paesi”, e anche “dall’incertezza sulla relazione futura tra l’Ue e il Regno Unito, che dovrebbe pesare sull’attività (economica)”. E così, se l’Italia continuerà ad arrancare, tra l’altro anche peggio rispetto a quanto abbia fatto nel 2016 (crescita attesa per l’appunto dello 0,8% sia per il 2017 che per il 2018, dopo il +0,9% dello scorso anno), la Spagna subirà una brusca frenata, dal +3,2% dello scorso anno al 2,6% quest’anno e poi al 2,1% nel 2018. ù

In compenso, la Francia si rafforzerà dal +1,2% del 2016 al +1,4% di quest’anno (dato rivisto al rialzo di 0,1 punti rispetto all’outlook di gennaio), fino ad arrivare a +1,6% nel 2018. La Germania, dopo il +1,8% del 2016, decelererà a +1,6% nel 2017 (il dato è stato comunque rivisto al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto allo scorso gennaio, anche in questo caso), e frenerà ulteriormente a +1,5% nel 2018. 

Insomma, “l’outlook a medio termine dell’Eurozona nel complesso rimane offuscato, con la crescita potenziale prevista frenata dalla bassa produttività, dai fattori demografici avversi e, in alcuni paesi, da problemi non risolti di debiti pubblici e privati in eccesso, e dall’elevato livello degli npl (non-performing loans)”. A tal proposito, l’indebitamento netto dell’Italia è atteso al 2,4% del Pil nel 2017 e all’1,4% nel 2018, mentre il debito pubblico è atteso al 132,8% del Pil nel 2017 e al 131,6% nel 2018.

Proprio per la debolezza che continuerà a caratterizzare l’Eurozona, l’Fmi chiede alla Bce di mantenere l’ “attuale politica monetaria accomodante”. Anzi, “un ulteriore allentamento (monetario) potrebbe rendersi necessario se l’inflazione core non riuscisse a risalire”. 

Per il Regno Unito, invece, revisione al rialzo per il 2017 a +2%, rispetto al +1,8% del 2016 e poi forte frenata a +1,5% nel 2018. 

Per l’Unione europea, l’Fmi stima infine un’espansione del 2% e dell’1,8%, rispettivamente per il 2017 e il 2018, dopo il 2% del 2016.