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L’Fmi stimola l’Italia a proseguire sulla via delle riforme

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Bastone e carota per l’Italia dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Dalla discussione annuale che l’executive board dell’organismo tiene sul nostro Paese sono emersi elementi positivi ma anche stimoli a non fermarsi sulla via della liberalizzazione dei mercati e delle riforme strutturali di cui lo Stivale manifesta una forte necessità.


Rodrigo Rato, il direttore generale, e i 24 rappresentanti dei Paesi membri giudicano positiva la manovra finanziaria 2007 che rappresenta però solo un primo passo sulla via del miglioramento della situazione dell’Italia, gravata da una continua e progressiva perdita di competitività. Per tale motivo i progressi sul fronte della crescita non devono essere considerati altro che un “rimbalzo ciclico” da sfruttare per incrementare riforme e liberalizzazioni. Come quelle intraprese dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, e dal governo guidato da Romano Prodi. La progressiva perdita di competitività del nostro Paese, secondo l’Fmi è dovuta a “un eccesso di protezione e regolamentazione dei mercati e a una eccessivo peso del prelievo fiscale che hanno impedito innovazione e ristrutturazione a livello industriale”.

Un ritardo che l’Italia comincia solo ora a colmare e che sta dando i primi frutti. Non ci si deve però sedere su quei pochi allori finora ottenuti, come l’incremento del Pil del 2% nel 2006 certificato dall’Istat, il migliore risultato dall’anno 2000 e la revisione al rialzo operata dallo stesso Fmi pronto ad ammettere di aver sottostimato la crescita italiana nel corso dell’anno passato. Via libera allora ai consigli da parte degli esperti del Fondo che suggeriscono di raccogliere il consenso popolare a sostegno delle riforme, spesso osteggiate da interessi corporativi, che il governo sta cercando di implementare, di proteggere ed estendere la legge Biagi con istituti di protezione per i disoccupati e i precari, di incentivare l’allungamento della vita media lavorativa e non toccare la riforma delle pensioni per non danneggiare ulteriormente i conti pubblici. Su quest’ultimo punto il comunicato dell’Fmi è particolarmente chiaro nell’invito alla revisione “inevitabile” dei coefficienti di trasformazione previsti dalla legge Dini e nella possibilità di sostituire lo scalone della legge Maroni solo a parità di gettito con altri interventi.


A differenza della Bce, però, i membri dell’organismo internazionale manifestano maggiore fiducia nella capacità dell’Italia di rispettare gli impegni presi da Padoa-Schioppa con Bruxelles e riportare il rapporto deficit/pil dell’Italia al di sotto del 3% entro l’anno. Il rigore fiscale è però per tale motivo essenziale, considerando anche l’evoluzione in direzione restrittiva della politica monetaria europea. Trichet si appresta a portare i tassi di interesse continentali al 3,75% e ciò potrà avere sensibili ripercussioni sui conti dei Paesi con il maggiore debito, come l’Italia.