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Fmi lancia alert su caccia sfrenata a rendimenti e pericolosa scommessa fondi pensione

L’utilizzo di strumenti finanziari sempre più complessi crea “rischi sconosciuti che potrebbero tradursi in shock gravi per i mercati finanziari”.

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Già lo scorso 11 ottobre, nel commentare il Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale Tobias Adrian, direttore della divisione di mercati monetari e dei capitali presso l’Fmi, aveva lanciato l’allarme: “Ci sono semplicemente troppi soldi che vanno a caccia di troppi pochi asset con alti rendimenti”.

Mettendo in evidenza il fenomeno della caccia sfrenata ai rendimenti e la presenza di una propensione al rischio in alcuni casi eccessiva da parte degli investitori, Tobias aveva lanciato un messaggio ben preciso:

Non c’è tempo per l’autocompiacimento. Le autorità devono far fronte alle vulnerabilità che possono mettere la crescita a rischio”.

Messaggio che viene rilanciato oggi dalle pagine del Financial Times, il quotidiano britannico a cui Adrian rilascia un’intervista: la continua ricerca dei rendimenti, spiega, sta portando gli investitori a cercare di incrementare il potenziale dei loro ritorni, attraverso strumenti complessi.

E la complessità di tali strumenti finanziari è tale che il loro utilizzo da parte di alcuni investitori come i fondi pensione, in un contesto di bassa volatilità sui mercati azionari, crea “rischi sconosciuti che potrebbero tradursi in shock gravi per i mercati finanziari”.

“La combinazione di bassi rendimenti e bassa volatilità facilita l’utilizzo del leverage da parte di investitori che desiderano assistere a un incremento dei ritorni. E noi stiamo assistendo a una rapida crescita di prodotti di questo genere”.

Qualche esempio? L’anno scorso, il Sistema pensionistico per i dipendenti Hawaii Employees Retirement Systems, del valore di $14 miliardi, ha reso noto un piano per sottoscrivere put option. Altri fondi pensione americani, come il South Carolina Retirement System Investment Commission e l’Illinois State Universities Retirement System hanno reclutato manager esterni per valutare nuove strategie che implicano l’adozione di strumenti più rischiosi.

Nel complesso, l’Fmi ritiene che gli asset investiti in strategie pensate per gestire la volatilità siano balzati a $500 miliardi: un ammontare cresciuto di più della metà nell’arco degli ultimi tre anni.

Un avvertimento è arrivato anche da Marko Kolanovic, responsabile della divisione di Strategie macro, quantitativa e sui derivati di JP Morgan, che lo scorso mese ha parlato della diffusione di “strategie con pilota automatico”, spiegando come la presenza di modelli di gestione del rischio che ricorrono alla volatilità possano indurre gli investitori ad assumere troppi rischi.

“Asset molto costosi spesso presentano una volatilità molto bassa e, nonostante i rischi al ribasso, sono considerati perfettamente sicuri da questi modelli”, aveva detto Kolanovic, in una nota ai clienti riportata dal Financial Times.

Da segnalare che la volatilità implicita del Chicago Board Options Exchange, nota con l’acronimo VIX, e anche come indice della paura, è crollata al minimo in un decennio, e oscilla attorno a 10 punti, rispetto alla media storica di 20 punti circa.

L’Fmi teme che il contesto di bassa volatilità finisca con l’incentivare gli investitori ad assumere livelli di leverage più alti. Con il risultato che, fa notare Adrian, “un aumento sostenuto della volatilità potrebbe a scatenare un sell-off negli asset sottostanti questi prodotti, amplificando lo shock sui mercati”.