Fmi: Italia, sistema finanziario ancora vulnerabile, vietato abbandonare percorso riformatore

Inviato da Luca Fiore il Ven, 27/09/2013 - 19:43
Nonostante la recente stabilizzazione, il sistema finanziario italiano è ancora vulnerabile alla luce dell'incertezza che circonda il salvataggio di Banca Monte dei Paschi di Siena, "un elemento di criticità per la banca e per il sistema nel complesso". È quanto si legge nel "Financial System Stability Assessment" elaborato dal Fondo Monetario Internazionale. Il rapporto sulla stabilità finanziaria preparato dall'istituto con sede a Washington rileva che nel complesso le banche italiane hanno retto bene l'urto della crisi finanziaria ma hanno pagato pegno alla crisi del debito sovrano.

Gli stress test condotti dall'Fmi suggeriscono che il nostro sistema bancario è in condizioni "di resistere alle perdite" e che nell'ipotesi di uno scenario particolarmente negativo a 13 banche sarebbero necessari 6 miliardi di fondi freschi per rispettare i requisiti patrimoniali minimi previsti da Basilea 3 (common equity tier 1). Considerando invece il Tier1, 20 banche necessiterebbero di 14 miliardi.

Nel complesso le banche del Belpaese soffrirebbero per la bassa profittabilità e per il deterioramento della qualità dei crediti. L'alta quota di titoli di stato domestici, "espone gli istituti a perdite e a costi più alti di finanziamento nel caso in cui i rendimenti dei titoli di stato dovessero tornare a crescere".

Fmi: crescita moderata senza riforme
Nonostante il ritorno alla crescita, stimata al +0,7% nel 2014 (+1% per l'esecutivo), non bisognerà abbandonare il processo riformatore. "Nel caso in cui il processo riformatore non dovesse continuare, la crescita è destinata a restare moderata nel medio termine", riporta il Fondo nel suo "Article IV".

Se da un lato l'austerity permetterà al deficit/Pil l'anno prossimo di scendere dal 3,2 al 2,1 per cento, la nota dolente è rappresentata dal debito che secondo le stime del Fmi nel 2013 e nel 2014 si attesterà rispettivamente al 132,3% e al 133,1% (132,9% e 132,8% per il governo). Le autorità italiane hanno intrapreso ''sostenuti aggiustamenti di bilancio" nonostante una congiuntura difficile e, grazie a uno dei surplus primari più elevati nell'area euro, "hanno rafforzato la fiducia".

Una tirata d'orecchi arriva a causa dell'abolizione dell'Imu sulla prima casa, "che potrebbe compromettere gli obiettivi sui conti e fa poco per la ripresa", e dell'instabilità politica che "rappresenta un rischio chiave alle prospettive economiche".  Il rilancio della crescita passa "per il miglioramento del mercato del lavoro, per l'apertura del settore dell'energia e per la liberalizzazione dei servizi''.

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