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Fmi: in Italia ripresa più lenta, spia rossa su Spagna, Irlanda e Portogallo

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“Ripresa moderata e non omogenea, sostenuta dal rilancio degli scambi commerciali globali e dalle politiche di sostegno”. E’ questa la fotografia del Vecchio Continente scattata dal Fondo monetario internazionale, che nel suo “Regional Economic Outlook” precisa che la crescita in Europa dovrebbe prendere piede “nel corso del 2010 e nel 2011, anche se i tradizionali effetti trainanti saranno probabilmente più deboli del solito”.


Il Fondo monetario mette poi sotto la lente alcune economie dell’Eurozona. L’Italia dovrebbe “emergere dalla recessione più lentamente”, a causa di un peggioramento sul fronte della competitività, ma viene promossa come esempio di virtù in termini di gestione del deficit. Secondo il Fmi, l’Italia registrerà un incremento del Pil dello 0,8% quest’anno dopo la flessione del 5% subita nel 2009.

L’indice dei prezzi al consumo dovrebbe aumentare dell’1,4% nel 2010, rispettando un trend iniziato nello scorso anno quando la crescita era stata pari allo 0,8%. Il rapporto deficit/Pil è visto dagli esperti del Fondo al 5,2% quest’anno, in lieve diminuzione dal 2009 (5,3%). Il disavanzo delle partite correnti dovrebbe attestarsi al 2,8% del Pil contro il 3,4% dello scorso anno.


Gli anelli deboli sono i soliti noti: Spagna, Irlanda e Portogallo. In particolare, il Fmi stima che Madrid nel 2010 accuserà una contrazione del Prodotto interno lordo reale nell’ordine dello 0,4%, a fronte di una crescita dell’inflazione dell’1,2%, mentre il rapporto deficit/Pil dovrebbe attestarsi al 10,4%. Per quanto riguarda Dublino, le previsioni per l’anno in corso disegnano uno scenario affine: infatti parlano di una contrazione del Pil reale intorno all’1,5%, mentre il rapporto deficit/Pil dovrebbe attestarsi al 12,2%. Infine, il Portogallo dovrebbe riportare una crescita del Pil reale pari allo 0,3%, l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe aumentare dello 0,8% e il rapporto deficit/Pil è visto all’8,8%.


La Grecia resta un problema. Questa mattina Atene ha chiesto ufficialmente al Fondo monetario e all’Unione Europea 21 miliardi come prima tranche per evitare la bancarotta. Una cifra che rientra nel piano di aiuti da 110 miliardi varato la scorsa settimana. Le preoccupazioni sulla liquidità della Grecia, se non tenute strettamente sotto controllo, “potrebbero trasformarsi in una crisi di debito più ampia, con possibili ripercussioni su altri Paesi e soprattutto sul settore bancario”.