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Fmi: l’economia italiana resta vulnerabile

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“Nonostante abbia intrapreso un percorso ambizioso per garantire la stabilità e promuovere la crescita, l’economia italiana resta vulnerabile”. È quanto si legge nel report pubblicato dal Fondo monetario internazionale sull’economia del nostro Paese. “La situazione economica e finanziaria si conferma impegnativa, con rischi di peggioramento dell’outlook”.

Ok alle riforme varate dall’esecutivo Monti
Nel complesso l’azione dell’esecutivo Monti è promossa e le riforme approvate negli ultimi mesi sono state definite dal n.1 della spedizione italiana, Kenneth Kang, “significative e importanti”. Nonostante questo non è il momento di cullarsi sugli allori poiché “il processo riformatore non si esaurisce in una settimana o in un mese, ci vuole tempo”.

L’accento è ovviamente posto sulla crescita, l’unica via per favorire l’occupazione. “Per sostenere la crescita, l’aggiustamento dovrebbe esser ribilanciato verso i tagli di spesa e l’abbassamento delle tasse”. “Servono riforme per accrescere produttività e partecipazione” al mercato del lavoro ed in particolare è necessario ridurre il divario tra i lavoratori garantiti e quelli non garantiti. Il tasso di disoccupazione dal 10,3% del 2012, l’anno prossimo è atteso all’11,1%.

Riviste le stime su deficit e debito
Quest’anno il rapporto deficit/pil dovrebbe attestarsi al 2,6%, contro il 2,4% pronosticato nel World Economic Outlook dello scorso aprile. Nel 2013 il dato è atteso all’1,5%. “Grazie agli aggiustamenti fiscali ed alle riforme, l’Italia avrà l’avanzo primario più alto tra i Paesi dell’Eurozona”. Il dato secondo gli analisti del Fmi entro il 2013 dovrebbe superare il 4%.

Riviste anche le stime sul debito pubblico, che dal 125,8% del 2012 (123,4% ad aprile) nel 2013 dovrebbe salire al 126,4% (da 123,8%). Invariate invece le stime sul Pil che dopo il -1,9% di quest’anno nel 2013 è pronosticato in calo dello 0,3%. L’anno prossimo si inizieranno a vedere timidi segnali di ripresa, “grazie soprattutto ad una modesta crescita delle esportazioni”.