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Fmi: banche italiane resistenti ma permangono ancora i rischi

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Il settore finanziario italiano ha mostrato capacità di resistenza di fronte alla severa e prolungata recessione ma ci sono ancora rischi importanti derivanti dalla persistenza debolezza dell’economia reale del Paese e dal legame tra settore finanziario e debito sovrano. E’ quanto afferma il Fondo monetario internazionale all’interno di un capitolo del Global Financial Stability Report, avvertendo che se questi rischi dovessero materializzarsi l’impatto sulle banche potrebbe essere significativo, anche se attenuato dalle riserve di capitale e dalla disponibilità di liquidità della Bce.

Per l’istituto internazionale guidato da Christine Lagarde è necessario mettere in campo alcune misure che in parte, ammette l’Fmi, sono state già avviate dalla Banca d’Italia: aumentare le riserve, migliorare l’efficienza e la redditività delle banche, sviluppare un mercato per eliminare gli asset deteriorati e rafforzare il capitale e i metodi di finanziamento dove necessario.

Il Fondo fa notare l’esistenza di un circolo vizioso tra debolezza delle aziende e debolezza delle banche. In generale, scrivono da Washington, circa la metà del debito corporate in Italia è detenuto da aziende con un rapporto tra debito e patrimonio pari o superiore al 40%. Inoltre quasi il 30% del debito in Italia è detenuto da compagnie con un tasso di copertura inferiore a uno. Queste imprese, prosegue nel ragionamento l’Fmi, non saranno in grado di ripagare i loro debiti nel medio termine a meno che riducano il debito stesso, i costi operativi o le spese in conto capitale. Questo ha contribuito ad incrementare gli incagli e le sofferenze e peggiorato così la qualità degli attivi delle banche. Queste, in risposta all’aumento del rischio, hanno incrementato i tassi d’interesse facendo così ripartire il circolo.