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Da Fmi alt compiacenza mercati. Incognita bolle e latitanza inflazione e volatilità

Janet Yellen perplessa, ammette che l’inflazione (ovvero la sua debolezza) è stata per lei la più grande sorpresa del 2017.

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Esiste il problema dell’inflazione, la cui crescita continua ad annaspare provocando stupore tra gli stessi banchieri centrali. Ed esiste sui mercati un livello di compiacenza che inizia a ricordare quello precedente l’avvento della crisi finanziaria. Tanto che Jes Staley, numero uno di Barclays, ritiene che i mercati, in questo 2017, si sentono “benigni, così come nel 2006”.

L’ex segretario al Tesoro americano Lawrence Summers va oltre, affermando – parafrasando Franklyn Delano Roosevelt – che l’unica cosa di cui bisogna avere paura è “l’assenza della paura stessa”.

Quanto è emerso dalle riunioni annuali del Fondo Monetario Internazionale di Washington è stato un maggiore ottimismo rispetto al passato – l’outlok sulla crescita globale è stato rivisto al rialzo – ma anche un altolà al livello di compiacenza eccessiva.

D’altronde, le minacce sono ben lungi dall’essere state sventate:  l’inflazione è appunto al di sotto del livello target auspicato nella maggior parte dei paesi avanzati; la produttività mostra segnali di debolezza e molti, nel mondo, non avvertono affatto i benefici del rafforzamento della domanda.

Pur fiduciosa sul fatto che le pressioni inflazionistiche si rafforzeranno, Janet Yellen ammette che l’inflazione (ovvero la sua debolezza) è stata per lei la più grande sorpresa del 2017.

Il suo collega e numero uno della Bce Mario Draghi afferma “non ci siamo ancora” parlando della dinamica dei salari in Eurozona e fa riferimento a valutazioni stirate nel mercato immobiliare commerciale,  tranquillizzando invece sulle quotazioni di azioni e bond.

Sempre sul fronte delle bolle speculative,  il governatore della banca centrale del Messico, Agustin Carstens, afferma che i prezzi di alcuni asset dei mercati emergenti potrebbero essere troppo elevati.

Una posizione appoggiata anche da Martin Gilbert di Standard Life Aberdeem, che sottolinea che in generale, dunque non solo sugli emergenti, “i prezzi degli asset sono troppo alti”.

Insomma, il maggior ottimismo sulla solidità dei fondamentali dell’economia mondiale si scontra con la constatazione che tante cose, ancora, non vanno. Oltre alla latitante inflazione, ad alimentare dubbi sulla sostenibilità dei rialzi delle borse, è l’altra grande assente sui mercati: la volatilità.

Basti pensare che, a fronte dell’indice dell’azionario globale MSCI World Index, che nelle ultime sessioni ha testato il massimo storico, estendendo il rally del 2017 a +16%, l’indice della volatilità Chicago Board Options Exchange è sceso al minimo di sempre.