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Fitch declassa il rating dell’Ungheria

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Non c’è pace per l’Europa. Adesso i freddi venti della crisi soffiano anche dai Paesi dell’est e in particolare dall’Ungheria. E in uno scenario sempre più frammentato per Budapest (sull’orlo del default) oggi si è abbattuta la scure di Fitch. L’agenzia Usa ha ridotto il rating sovrano del Paese magiaro di un gradino. Nel dettaglio, il giudizio sul debito in valuta straniera passa a ‘BB+’ dal precedente ‘BBB-‘, mentre quello in valuta locale scende da ‘BBB’ a ‘BBB-‘. L’Ungheria finisce dritta dritta nell’area che viene definita “junk”, ovvero “spazzatura”. L’outlook rimane negativo, facendo presagire ad altri tagli.

“La bocciatura dei rating ungheresi riflette l’ulteriore deterioramento dello scenario fiscale e di finanziamento esterno e delle prospettive economiche”,commenta Matteo Napolitano, analista di Fitch. E questo è “in parte causato da ulteriori politiche economiche poco ortodosse che minacciano la fiducia degli investitori e al tempo stesso rendono più complicata un’intesa su un nuovo pacchetto di aiuti da parte dell’Unione europea e Fondo monetario”.

Che la situazione stesse prendendo una brutta piega per Budapest si è capito con chiarezza ieri. L’asta dei titoli di Stato magiari a 12 mesi ha infatti vistosamente mancato il target di 45 miliardi per collocarne solo 35 miliardi, con rendimenti al 9,96%. Il mercato insomma diffida del premier-dittatore Viktor Orban che secondo il popolo ungherese minaccia la democrazia del Paese con la sua nuova costituzione fortemente personalistica, e che secondo l’Unione Europea mina la stabilità finanziaria dell’Europa rifiutando di assoggettare la banca centrale magiara alla Banca centrale europea.