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Fitch su banche italiane: UniCredit la più attiva in vendita NPL, piano Ubi Banca insufficiente

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E”il piano complessivo di ristrutturazione di MPS è soggetto a rischi concreti di esecuzione”.

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Occhio alla nota sugli NPL delle banche italiane diramata da Fitch Ratings. Chiaro l’avvertimento, rivolto alle “quattro principali banche italiane” che sono monitorate dall’agenzia, ovvero UniCredit, Intesa SanPaolo, Ubi Banca e Mps.

Fitch riconosce che gli istituti hanno adottato “misure volte a migliorare la qualità degli asset”. Tuttavia, “il livello degli NPL (non performing loans) rimane elevato”.

“La crescita economica più forte prevista (per l’Italia) sia per quest’anno che per il prossimo dovrebbe aiutare le banche a fronteggiare gli elevati volumi di NPL – spiega la nota – Ma un eventuale fallimento nel ridurre gli alti ratio degli NPL potrebbe essere negativo per i loro rating”.

Fitch sottolinea che “la qualità degli asset è la principale debolezza per tutte e quattro le banche: UniCredit (con rating BBB e outlook stabile), Intesa SanPaolo (BBB/outlook stabile), Unione di Banche Italiane (BBB-/outlook negativo) e Banca Monte dei Paschi di Siena (B/Stabile)”. E fa notare che, alla “fine del primo semestre del 2017, i crediti deteriorati su base lorda incidevano per il 15% sui prestiti lordi di UniCredit, per il 13% dei prestiti di Intesa SanPaolo, per il 14% nel caso di Ubi Banca e il 38% per Mps”.

Vengono riconosciuti soprattutto gli sforzi compiuti da UniCredit, “la banca più attiva nello smobilizzo degli NPL”.

Nel caso di Mps, si ricorda che l’istituto ha raggiunto un accordo con la Commissione europea sulla “vendita di crediti dubbi del valore di 26 miliardi di euro, entro la fine del primo semestre del 2018, soprattutto attraverso lo strumento della cartolarizzazione pianificata”. Ciò “fa parte di una ristrutturazione indirizzata al suo modello di business e al franchising indebolito”, elementi che si riflettono nel “rating più basso”.

A tal proposito, Fitch spiega che i rating (su Mps) si basano sulle attese “secondo cui Mps riuscirà a smobilizzare gli NPL in base al calendario stabilito”; tuttavia, l’agenzia scrive anche che “il piano complessivo di ristrutturazione è soggetto a rischi notevoli di esecuzione“.

Su Intesa SanPaolo, “la capitalizzazione (della banca) e la generazione di utili dovrebbero permettere all’istituto di smobilizzare i crediti deteriorati nel corso del tempo, senza compromettere la sua forza finanziaria o mettere sotto pressione i suoi rating”.

Ma “il piano di Ubi Banca volto a ridurre i crediti in difficoltà del valore di 12 miliardi di soli 1,5 miliardi di euro entro il 2020 è, a nostro avviso, insufficiente a migliorare in modo significativo la qualità degli asset della banca”.