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Fitch: banche italiane e spagnole prime beneficiarie del TLTRO II, emerge volontà di supportare margini

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Secondo quanto riporta l’agenzia di rating Fitch, sarebbero state le banche italiane e spagnole ad avanzare la maggior parte di richieste di rifinanziamenti, nell’ambito dell’operazione TLTRO II dello scorso 24 giungo. 

Fitch sostiene che il comportamento degli istituti italiani e spagnoli evidenzi la volontà di riportare i costi di raccolta ad un livello sufficientemente basso, con l’obiettivo di supportare i margini. In un contesto di pressione sui profitti, come è quello attuale, con tassi a zero se non negativi, la volontà degli istituti di Italia e Spagna è quella di ottimizzare la struttura dei costi, non solo facendo leva sui tagli (ad esempio UBI Banca recentemente ha annunciato tagli al personale e ad alcune sedi operative). 

Secondo l’agenzia statunitense la pressione sui margini è stata più profondamente avvertita dagli operatori bancari del sud europeo, a causa della bassa domanda di credito, elevati livelli di attività non-performing (NPL), pressione sui prezzi dei prestiti e le scarse performance dei mercati finanziari. 

Fitch spiega che, a dimostrazione dell’impegno profuso, sta il fatto che le banche sud eruopee non abbiano preso tutti i fondi richiedibili nella prima operazione Tltro 2. Ciò suggerisce che stiano utilizzando la liquidità Bce per spingere al ribasso i costi di funding, piuttosto che per esigenze immediate di rifinanziamento.

Secondo i dati comunicati dalla Banca Centrale Europea le richieste complessive al Tltro II sono ammontate a quasi 400 miliardi di euro, e la liquidità aggiuntiva è stata di 32 miliardi, considerando i circa 368 miliardi di fondi Tltro I rimborsati anticipatamente dalle banche.
Le richieste nette di fondi più consistenti sono arrivate da Bbva (10 miliardi), Unicredit (8,4 miliardi) e Intesa Sanpaolo (8 miliardi). Gli istituti avranno tempo fino a marzo 2017 per accedere ad ulteriori finanziamenti a costo zero del programma. 

Tuttavia l’ampliamento dei credit spread degli istituti di Paesi “periferici” fa pensare che la loro domanda di fondi non sia ancora esaurita.