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Fisco: blocco alla rivalutazione delle pensioni oltre 3.000 euro, è già polemica

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Per il quarto anno di seguito viene bloccata la rivalutazione delle pensioni più ricche e subito è partita una dura polemica intorno al provvedimento annunciato dal ministero del Lavoro. La notizia è stata data personalmente da Enrico Giovannini, il ministro del Lavoro. Anche per il 2014, così come era accaduto già a partire dal 2011, le pensioni al di sopra dei 3.000 euro mensili lordi subiranno il blocco della rivalutazione. Un provvedimento deciso in tema di spending review.

Gli interessati a questo provvedimento sono circa 800 mila persone, almeno secondo le prime stime dello stesso ministero del Lavoro. Giovannini ha poi comunicato che la rivalutazione resterà totale per le pensioni che superano di tre volte quella minima (quindi fino a circa 1500 euro lordi) e ci sarà una rivalutazione parziale per le pensioni considerate intermedie secondo i seguenti parametri: una rivalutazione del 90% per le pensioni fino a circa 2.500 euro e al 75% per quelle da 2.500 a 3.000 euro.

Secondo le intenzioni del Governo, il denaro risparmiato, stimato intorno ai 10,4 miliardi di euro, verrà utilizzato per finanziare altre misure necessarie come gli aiuti agli esodati. Rispetto a quelli che erano stati i provvedimenti del governo Monti, dunque, cambiano le cifre. Con il precedente esecutivo, infatti, veniva sempre garantita la totale rivalutazione delle pensioni fino a tre volte il reddito minimo (arrivando a comprendere tutte quelle entro i 1400 euro lordi) ma il provvedimento era valido solo per il 2012 perché per il 2013 la piena rivalutazione avrebbe interessato esclusivamente le pensioni fino a 935 euro lordi mensili.

Subito si sono accese le polemiche per quella che viene considerata una vera e propria battaglia alle pensioni ritenute più alte. Polemiche alimentate dal fatto, tra l’altro, che già la Corte Costituzionale si era espressa, con la sentenza numero 316/2010, circa l’incostituzionalità di un provvedimento del genere. Giovannini però non si è fatto spaventare e si è spinto anche oltre, prospettando i nuovi scenari per il 2015. Allo stato attuale, infatti, sembra che per quell’anno e per gli anni successivi ci sarà una revisione solo per le pensioni che superano di sei volte quella minima in quella che dal Ministero definiscono un’ottica di solidarietà.