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Fischer (Fed) spalanca porte a rialzo tassi, ma “gradualità” rimane la parola d’ordine

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Tutto apparecchiato oltreoceano per un aumento dei tassi di interesse nel meeting di dicembre. L’elezione di Trump non dovrebbe cambiare i piani della Fed nel breve periodo e oggi il vice presidente della Federal Reserve, Stanley Fischer, ha confermato che ci sono motivi “abbastanza forti” per procedere a una stretta monetaria. “

“Il raggiungimento del target di inflazione del 2% è ragionevolmente vicino, così come quelli levati al mercato del lavoro”, ha sottolineato Fischer nel suo intervento ad un simposio sponsorizzato dalla banca centrale del Cile. Nessun riferimento al cambio di guardia alla casa Bianca, ma Fischer ritiene opportuno che la rimozione degli stimoli monetari sia graduale anche al fine di evitare possibili effetti negativi al di fuori degli Stati Uniti. Non vi è però un percorso predefinito, ha aggiunto Fischer, e quindi non sono da escludere rialzi più rapidi qualora la ripresa economica aumentasse di vigore.

Dopo una prima reazione incerta dei mercati all’elezione di Donald Trump, i future sui Fed Fund sono tornati a dare molto credito all’ipotesi di rialzo del costo del denaro nella prossima riunione in agenda a dicembre, con un percentuale nell’ordine dell’80%, sostanzialmente in linea con quanto evidenziato prima dell’esito delle elezioni presidenziali.
Le attese per una politica fiscale molto espansiva da parte di Trump hanno fatto emergere la prospettiva di un futuro surriscaldamento dell’inflazione Usa e quindi la possibilità che la Federal Reserve si trovi costretta a portare avanti una stretta monetaria più serrata del previsto.

La reazione del mercato è stata quindi di un’impennata del dollaro, che si avvia a chiudere la miglior settimana del 2016, mentre i rendimenti dei Treasury sono saliti di slancio oltre la soglia del 2%.

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