La Finlandia non vive solo di Nokia (fondionline.it)

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A Helsinki, capitale della Finlandia, ha sede un solo casinò, peraltro di proprietà pubblica. Lo Stato destina il ricavato dell’attività del casinò al finanziamento di borse di studio e piani di assistenza agli anziani. Questo esempio è una buona dimostrazione dell’idea di ‘servizio pubblico’ coltivata dalla popolazione finlandese, una propensione che ha aiutato il paese a costruire uno dei migliori welfare state del pianeta. La Finlandia ha da poco ricevuto il testimone per presiedere l’Uniona Europea fino al 31 dicembre, e in questo breve periodo il governo di Helsinki cercherà di esportare ai 25 il suo modello economico basato sulla conoscenza.

A differenza di altri paesi dell’Unione Europea, il peso della spesa sociale (vicino al 30% del Pil) non è stato una zavorra per l’economia. Anzi, l’economia del paese scandinavo ha occupato nel 2005 la prima posizione nella classifica della competitività mondiale per il terzo anno consecutivo. Il segreto della Finlandia è noto: negli anni ’70 il paese ha deciso di puntare con forza su un modello di crescita economica basata sulla ricerca e la conoscenza. Questa considerazione è imprescindibile per riuscire a capire dove sia arrivata la Finlandia oggi, visto che il processo di trasformazione da economia concentrata sulla produzione manifatturiera ad una della conoscenza, ha richiesto alcuni decenni e un intenso flusso di investimenti diretti verso in attività di I+D (ricerca e sviluppo).

Le scelte compiute alcuni decenni addietro rappresentano uno degli elementi che ha propiziato l’enorme successo della più grande impresa finlandese: Nokia. Il fabbricante di telefoni mobili rappresenta circa il 13% del Pil finlandese. Ma per la maggior parte dei finlandesi il vero segnale identificativo dell’identità nazionale sono i suoi boschi. Gli alberi – soprattutto abeti – occupano l’85% della superficie terrestre del paese. L’industria forestale (mobili, carta, energia) rappresenta il 10% del Pil e il 30% della produzione industriale. Questo settore è responsabile del 25% delle esportazioni finlandesi e genera il 40% dei benefici conseguiti dall’export. Il 90% della carta prodotta viene esportata, la maggior parte è diretta verso i paesi dell’UE. La tecnologia è penetrata prepotentemente nella vita quotidiana delle famiglie finlandesi. L’attività lavorativa di un proprietario di un bosco viene pilotata da un Forest Management Plan. Si tratta di un programma informatico di gestione dei boschi che segmenta la proprietà per tipologie di alberi ed età (ogni anno indica il numero di alberi pronti per il taglio – sono necessari dai 60 agli 80 anni). Quando il proprietario del bosco decide di vendere una parte della produzione all’industria, negozia il suo prezzo con la cartiera e quest’ultima invia la macchina necessaria a svolgere il lavoro in tempi rapidi.

Pochi sanno che la carta necessaria a stampare riviste a larga diffusione (The Economist, Time e National Geographic) esce dalle bobine finlandesi. Una notizia poco conosciuta ai più è che la stessa Nokia è stata in origine (1865) un fabbricante di pasta di legname necessaria per produrre carta. Il fondatore del colosso finlandese (l’ingegnere minerario Frederik Idestam) riuscì a dare vita ad un’industria molto prospera e fornì ai suoi operai una serie di servizi: istruzione, copertura sanitaria, abitazioni. Questo modello organizzativo generò un piccolo paese nel Sud della Finlandia che venne chiamato Nokia e che sperimento successive fasi di ampliamento legate alle trasformazioni sperimentate dall’industria: dalla pasta per carta alla gomma e ai cavi, per poi passare all’elettronica e, a partire dal 1984, alla telefonia mobile.

Un’altra delle chiavi della buona marcia dell’industria forestale è che le sue imprese – che sono i principali investitori in I+D – hanno indirizzato la maggior parte degli investimenti alla riduzione delle emissioni inquinanti. Un trend che ha ridotto al minimo gli inquinanti emessi dalle cartiere. L’altro grande pilastro della produzione finlandese è il settore chimico con un peso dell’11%. L’insieme di queste attività ha portato la crescita finlandese a superare il 2,2% nel 2005.

Il progresso economico non è esente da problemi. In primis, la disoccupazione (vicina all’8% della popolazione attiva). Gli esperti si lamentano anche della bassa produttività del settore dei servizi e del settore pubblico, così come del basso livello degli investimenti esteri. I salari elevati rappresentano un fattore frenante per la competitività finlandese: il salario medio lordo è di 2.000 euro al mese. Assunta la presidenza dell’UE, la Finlandia propone di creare un’UE votata all’innovazione attraverso un mercato dei servizi nuovo, un’accelerazione degli investimenti in I+D e un potenziamento della cultura dell’associazionismo. A cura di www.fondionline.it