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La Finlandia alza il muro contro il Portogallo. Le tensioni si fanno da parte. Attesa per asta domani

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Il vento anti-europeista soffia forte sotto il cielo di Eurolandia. E scuote Lisbona. Potrebbe non avere le ore contate l’agonia del Portogallo. Entro questa settimana se tutto andrà come deve andare, sarà definito nei minimi dettagli il pacchetto di aiuti per sottrarre Lisbona dal ciglio del burrone. E’, infatti, attesa per domani mercoledì 4 maggio un protocollo d’intesa sul pacchetto di aiuti negoziato con la missione dei tecnici dell’Unione europea, del Fondo monetario Internazionale e della Banca centrale europea che hanno fatto la spola fra Lisbona, Francoforte, Washington e Bruxelles dopo la richiesta di aiuto avanzata dal Paese lusitano per far fronte alla scadenza di bond il mese prossimo per 4,9 miliardi.


Meno di ventiquattro ore per conoscere la verità che tiene col fiato sospeso il piccolo Portogallo. E non solo lui. La partita sulle tristi note del Fado non si gioca affatto sul velluto. Nelle ultime ore hanno preso piede nuove indiscrezioni che fanno tremare i polsi ai banchieri. Per salvare il Portogallo dal default potrebbero servire 100 miliardi di euro. In altre parole ai Paesi ricchi d’Europa e a quelli che vogliono preservare l’impalcatura dell’Unione europea toccherà versare 20 miliardi in più rispetto al piano iniziale da 80 miliardi messo a punto dall’Unione europea e Fondo monetario internazionale. È questa l’ultima novità pubblicata dal quotidiano economico portoghese Diario Economico, alla vigilia della presentazione del piano di austerity di Lisbona necessario per ottenere gli aiuti dell’Unione europea e del Fondo.

I 100 miliardi includerebbero anche 10 miliardi necessari per la ricapitalizzazione delle banche portoghesi, segnala il giornale, spiegando che restano dubbi sulla possibilità che Ue e Fmi concedano più di quanto previsto in precedenza.  Ma al di là delle cifre in gioco il vero nocciolo della questione si gioca in Finlandia, dove il leader dei Veri Finlandesi Timo Soini, terza forza elettorale del piccolo paese nordico dopo le ultime elezioni politiche, è tornato su suoi passi, mettendo al bando la timida apertura al bailout del Portogallo fatta sabato scorso. Sette giorni ancora e poi prenderanno il via le consultazioni per formare il Governo. Il premier designato, l’europeista Jyrki Katainen leader della Coalizione nazionale, il primo partito della Finlandia, ha sempre garantito il proprio appoggio ai piani di salvataggio. Ma adesso questo potrebbe non bastare più.


“Velocizzare la formazione del nuovo esecutivo finlandese con la possibilità di un’intesa prima del 16 maggio, giorno in cui i ministri delle Finanze europei discuteranno dei fondi che daranno ossigeno al Portogallo, significa mettere i bastoni fra le ruote al piano europeista”, segnala Carmela Pace di Mps Finance. Come osserva Richard McGuire, fixed income strategist di Rabobank, “i negoziati tra la coalizione del nuovo governo in Finlandia con il partito dei Veri Finlandesi hanno confermato per il momento le posizioni iniziali in campagna elettorale sul bailout del Portogallo. Questa vicenda”, sottolinea l’esperto, “mette in evidenza i rischi di un possibile fallimento per un bailout portoghese, se non ci sarà un sufficiente sostegno parlamentare”. “Tutto questo avviene nello stesso momento in cui non ci sono dubbi che stia aumentando la pressione da parte di Dublino per rinegoziare i termini originali dell’Irlanda. Nel breve termine la probabilità di nuove tensioni sui periferici restano alte”. Almeno per oggi le armi però sembrano essere risposte. Gli spread sono in restringimento in una situazione che i dealer descrivono come più distesa rispetto alla situazione debitoria di alcuni paesi della zona euro.


“Non che sia accaduto qualcosa di nuovo. La situazione è la stessa degli ultimi 10 giorni, ma i toni sembrano meno accesi e terroristici”, segnala un dealer facendo riferimento alle ipotesi emerse nelle scorse settimane di una ristrutturazione del debito greco. Gli stessi titoli di Grecia e Portogallo oggi non sono sotto pressione, mentre anche la Spagna mostra un restringimento dello spread contro la Germania sotto la quota psicologica di 200 punti base. Eppure p ancora alto il muro che l’Unione europea ha alzato contro l’ipotesi di default della Grecia. Una ristrutturazione del debito – cioè un allungamento dei rimborsi o un taglio delle rate – è fuori discussione, ha ribadito il ministro delle Finanze, George Papandreou. Anche il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, pur riconoscendo che la situazione per Atene è molto difficile, ha sgombrato il campo: la ristrutturazione non è un’opzione. Ma a sparigliare le carte ci ha pensato Klaus Regling, presidente del fondo di salvataggio Ue, l’European Financial Stability Facility, che non ha il timore di invitare a non sottovalutare la portata della crisi greca.


Chi sposta in là nel tempo la possibilità di vedere un’Atene rifinanziata sbaglia: l’anno prossimo la Grecia potrebbe andare incontro a nuove difficoltà per rifinanziarsi, ha detto Regling, convinto che all’ombra del Partenone i progetti siano troppo ottimistici e che raccogliere i 25 miliardi di euro messi in piano dal governo greco potrebbe essere impresa ardua. Per arrivare al 2012, bisogna però passare anche attraverso questo mese di maggio, costellato di emissioni per 70 miliardi di euro, in calo rispetto alla media di questi mesi del 2011. Nella settimana del primo meeting della Bce dopo che quella di un mese fa in cui ha mosso al rialzo i tassi per la prima volta dal 2008, sul primario l’attenzione è tutta concentrata sulle aste portoghesi e spagnole in agenda rispettivamente mercoledì e giovedì.