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Finita la fase rialzista del dollaro?

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Torna la voglia di rischio e il dollaro prova a recuperare terreno rispetto alle valute rifugio. Nonostante volumi ridotti a causa della chiusura dei listini a stelle e strisce, biglietto verde in evidenza contro yen e franco svizzero all’indomani di aggiornamenti contrastanti arrivati dal mercato del lavoro. In questo momento sia lo usd/jpy che lo usd/chf salgono dello 0,36% portandosi rispettivamente 119,43 e 0,9757. Lieve segno più per l’eurodollaro a 1,1153,2 (+0,17%).

“Il Dollaro ha finito la sua fase di rialzo e si sta preparando ad una inversione di tendenza che dovrebbe riportarlo a 1,20/1,25 vs Euro e 110/105 circa vs JPY”, spiega Maurizio Novelli,  gestore Lemanik global strategy fund. In linea i dati settimanali diffusi dalla Commodity Futures Trading Commission che hanno evidenziato il terzo calo consecutivo per le posizioni nette lunghe (differenza tra rialziste e ribassiste), scese nell’ultima rilevazione a 21,61 miliardi di dollari, il livello minore da oltre un anno (luglio 2014).

“La forza del dollaro non fa bene all’economia mondiale perché produce un calo dei prezzi delle commodities, esercita un effetto restrittivo nei confronti di tutti coloro che si sono indebitati in dollari (Asia e Latam) e accentua le svalutazioni competitive dei paesi emergenti che, svalutando, esportano deflazione nel mondo pregiudicando le politiche reflazionistiche”.

Per quanto riguarda il dragone, continua Novelli, “i cinesi hanno fatto capire agli Stati Uniti che non reggono il peg se il dollaro continua a rivalutarsi”.  I dati diffusi dalla Banca centrale cinese (People’s Bank of China, Pboc) hanno evidenziato che ad agosto le riserve in valuta estera sono scese di 93,9 miliardi di dollari a 3,56 mila miliardi. Si tratta della contrazione maggiore mai registrata. Con agosto salgono a quattro i mesi consecutivi con il segno meno.

Nel corso della settimana focus sui meeting delle banche centrali di Canada, Nuova Zelanda e Gran Bretana. Nel caso della BoC (Bank of Canada) il costo del denaro è stimato stabile allo 0,5%, la RBNZ (Reserve Bank of New Zealand) dovrebbe ridurre il bechmark di 25 punti base al 2,75% e dalla riunione del board della BoE (Bank of England) dovrebbero continuare a emergere richieste di alzare il tasso di riferimento.