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La fine del rally obbligazionario è vicina. Ma quanto vicina? (analisti)

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“La maggior parte dei titoli di Stato dei Paesi sviluppati sta mostrando un quadro compatibile con una bolla di mercato. Sarà difficile prevedere quando finirà l’attuale rally obbligazionario, ma qualche indizio si sta già manifestando per chi è capace di osservare con attenzione”.

E’ questo l’incipit di un report firmato da Jim Cielinski, responsabile del reddito fisso globale di Columbia Threadneedle, in cui si evidenziano i picchi raggiunti dal mercato dei bond internazionali e i possibili rischi che potrebbero presentare un amaro conto per i possessori di obbligazioni nell’arco dei prossimi mesi.

“I rendimenti obbligazionari negativi sono apparsi inizialmente come una conseguenza di breve termine del quantitative easing e dei tassi di riferimento ridotti. Nel tempo però sono diventati una costante, con titoli per oltre 13.000 mld di dollari che nel secondo trimestre hanno generato rendimenti inferiori a zero” sottolinea nel suo commento l’esperto.
Nonostante i picchi raggiunti non si sono evidenziate significative inversioni di tendenza;  gli acquisti sembrano non arrestarsi, confermando i timori che giungono da più parti, sempre più forti secondo cui i rendimenti obbligazionari potrebbero essere arrivati in un territorio a rischio bolla. Soprattutto perchè mai nel passato i mercati avevano dovuto fare i conti con eccessi di questa portata.

Quando scoppierà la bolla?
Per gli investitori, la domanda da un milione di dollari è: quando potrebbe scoppiare la bolla obbligazionaria?
Un vecchio adagio in voga tra gli economisti vuole che si debba tentare di prevedere l’entità di un fenomeno oppure i suoi tempi, mai entrambi allo stesso tempo. Pronosticare la fine di una bolla è in realtà pericoloso. Gli errori sono per definizione parte del puzzle. L’entità della sopravvalutazione non è dunque molto affidabile come segnale anticipatore di un punto d’inversione, poiché oltre alla sopravvalutazione serve la compresenza di un fattore catalizzante. E spesso quest’ultimo giunge da una fonte inaspettata” sottolinea Cielinski.

Quello che è probabile è che “stiamo assistendo alle fasi finali di un rally pluridecennale e la domanda tuttora irrisolta è molto semplice: dobbiamo attendere ancora molto prima che la bolla scoppi o un finale improvviso è già dietro l’angolo?  La risposta non è del tutto chiara, ma probabilmente arriverà da fonti inaspettate e sarà fortemente influenzata dalle autorità pubbliche. I segnali di allarme ci sono già”.