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Il finanziamento “mezzanino” cresce in Italia

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430 milioni di euro di investimenti: è questa la cifra record per il mercato del Mezzanine Finance italiano nel 2006. È quanto è emerso dall’Osservatorio Permanente sul Mezzanine Finance in Italia curato dai professori di finanza aziendale dell’Università degli Studi di Brescia, Giuseppe Provenzano e Marco Nicolai. Un dato significato perché conferma come questo tipo di strumento finanziario continui a crescere nel mercato nostrano (+98% negli ultimi quattro anni).
“L’obiettivo principe dell’Osservatorio – ha esordito Giuseppe Provenzano, – rimane quello di stimolare il mercato facendo conoscere lo strumento ‘mezzanino’ a intermediari e imprese attraverso l’analisi delle operazioni di finanziamento che annualmente avvengono nel nostro Paese”.


Ma cosa è il mezzanine finance? “È un intervento – ha spiegato Marco Nicolai – che assume le caratteristiche del capitale di debito con delle particolarità che vanno dalla subordinazione (prima restituisco gli altri debiti contratti), alla flessibilità del pagamento (modulare il costo del finanziamento) e infine è un finanziamento senza garanzie o con garanzie secondarie”.
Insomma, è un investimento subordinato che ha caratteristiche tecniche ibride, intermedie tra capitale di debito e rischio, che permette di aumentare la leva del debito modulandola con maggiore flessibilità.

Al momento, si contano 14 operatori specializzati in questo segmento, di cui 9 nazionali, mentre le transazioni concluse nel quadriennio sono salite a 24, e, seppur ancora contenute i numeri, cominciano a dare i primi segnali dell’esistenza di un mercato nostrano che comincia a sentirsi pronto per affrontare un confronto con il resto dell’Europa. I settori di intervento rimangono quelli con un cash flow significativo e che rappresentino un settore consolidato come nel caso dei beni di consumo e dei trasporti.


L’Italia rappresenta stabilmente il 6% del mercato europeo.  L’incremento delle attività di investimento ha favorito una specializzazione da parte degli operatori, soprattutto quelli di tipo bancario, e l’evoluzione del numero degli operatori indipendenti, soprattutto società di gestione del Risparmio (Sgr); 17 operazioni su 24, infatti, sono ascrivibili a questi ultimi.


La struttura di intervento delle operazioni italiane è analoga a quella applicata nel resto dei Paesi europei: la durata finanziaria media degli interventi è di circa 9 anni; il target attuale del mezzanino è costituito da imprese di grandi dimensioni. In merito alla distribuzione regionale, le aree del Nord Ovest hanno attratto il maggior numero di operazioni (41%), per 614 milioni di euro investiti.


“Il problema del Mezzanino – ha dichiarato Francesco Gallotti, amministratore delegato di Presidio, la prima Sgr in Italia specializzata in investimenti di tipo mezzanino ed intermediate capital, è il suo essere tecnico ma anche di tipo culturale. All’estero, qualche anno fa, il 90% delle operazioni aveva una componente dì mezzanino mentre in Italia di fatto non esisteva”.
Gallotti e Presidio hanno, dunque, creduto nelle potenzialità questo strumento. “Il capitale intermedio, o mezzanino – ha spiegato Gallotti, rappresenta non solo una formidabile famiglia di strumenti a supporto delle operazioni di Leveraged buyout”.


Anche Eurofidi, uno dei soggetti operativi del marchio Eurogroup, realtà italiana di riferimento nei campi del credito e della consulenza alle piccole e medie imprese, ha dato fiducia a questa forma di investimento.  “Il credito, il capitale e la finanza d’impresa sono gli elementi chiave su cui si incentra il nostro lavoro al servizio delle imprese – ha sottolineato Giuseppe Pezzetto, Presidente di Eurofidi, – e il “Mezzanino” coniuga questa linea di azione con un altro elemento cardine che ci contraddistingue: l’innovazione.”