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Financial repression: per l’Italia è un’opportunità da non sprecare

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L’Italia ha davanti a se una grande opportunità che sarebbe un peccato sprecare. Il nome di questa opportunità è financial repression, ossia il regime di tassi di interesse molto bassi che le Banche centrali mantengono ormai da qualche anno. “La  financial repression – ha spiegato Andreas Utermann, global chief investment officer di Allianz IG – è destinata a proseguire, anche perché a livello globale il processo di deleveraging non solo non è avvenuto ma anzi, il leveraging è a livelli record”. L’unica differenza rispetto al passato è che lo scettro della produzione di liquidità passerà dalle mani della Federal Reserve e della Bank of England in quelle di Banca centrale europea e e Bank of Japan. Mauro Vittorangeli chief investment officer Conviction fixed income si è occupato di illustrare, nel corso della presentazione dell’Outlook 2015 di Allianz Global Investors, come il Belpaese possa sfruttare questa opportunità: “Se guardiamo alle previsioni del governo italiano sul rapporto debito/pil e sulla spesa per gli interessi nei prossimi anni, ci accorgiamo che si è preferito eccedere in prudenza. Hanno lasciato un po’ di spazio di sicurezza. In uno scenario di tassi di interesse inferiori, che è quello che ci si può aspettare con la prosecuzione della financial repression, il sentiero del rapporto debito/pil cambierebbe sensibilmente“. Gli analisti di Allianz IG hanno fatto un’ipotesi a partire da questo spunto. Hanno ipotizzato una riduzione del costo del debito pari allo 0,2% anno “il beneficio in termini di riduzione del rapporto debito/Pil, partendo dalle stime di crescita del governo, sarebbe del 2,5% al 2018. A patto che l’Italia riesca ad avere una crescita nominale positiva nei prossimi anni” e cioè a rispettare le previsioni governative. Le riforme strutturali sono da questo punto di vista fondamentali, sono il compito dell’Italia, all’interno di uno scenario sistemico favorevole di cui la Banca centrale europea è il perno. “Non si tratta tanto di Quantitative easing – ha sottolineato Vittorangeli – per quanto le probabilità che venga attuato sono aumentate, quanto piuttosto la dichiarazione della Bce di voler espandere il suo bilancio”. Un punto fondamentale anche per Utermann secondo il quale “Mario Draghi si è recentemente espresso come un governatore di marca anglosassone. Ha fatto riferimento al pericolo deflazione, ha preso in considerazione l’inflazione core e ha promesso interventi espansivi del bilancio della Banca centrale. Una novità per l’unico Istituto tra quelli maggiori che, nel corso della crisi, ha visto restringersi il proprio bilancio”.