Finale di ottava in rosso per commodity currencies e yen

Inviato da Luca Fiore il Ven, 22/11/2013 - 18:09
In genere inversamente correlate, le valute legate alle materie prime e la moneta del Sol Levante chiudono la settimana con il segno meno. Nel caso del dollaro australiano, sceso ai minimi da due mesi e mezzo a 91,53 centesimi di dollaro Usa, il calo è riconducibile alle parole del governatore della Reserve Bank of Australia, Glenn Stevens, che nel ribadire di considerare la moneta australiana "sopravvalutata" si è detto pronto ("open minded") a intervenire direttamente sul mercato per ridurne il valore.

Lettera anche sul dollaro canadese che vede il cambio con la moneta unica salire di mezzo punto percentuale a 1,4246, 40 pip in meno rispetto al massimo da fine ottobre toccato nella prima parte di seduta. Nel pomeriggio a sostenere il cross ci hanno pensato le indicazioni macro arrivate dal Paese nordamericano: il mese scorso l'inflazione ha evidenziato una contrazione mensile dello 0,2% (consenso +0,2%) e l'indice "core", quello calcolato al netto delle componenti più volatili, non ha fatto registrare variazioni (attese a +0,2%).

Ma come detto non sono solo le valute ad alto rendimento a scendere perché l'ottava si chiude in negativo anche per una moneta generalmente considerata un rifugio sicuro come lo yen. A pesare è la Bank of Japan che alla luce del rallentamento della crescita economica, dimezzatasi nel terzo trimestre all'1,9%, e in vista del raggiungimento del target di inflazione del 2%, l'anno prossimo potrebbe ulteriormente incrementare la dose di stimoli all'economia.

In questo contesto il cambio con il greenback passa di mano a 101,22 mentre quello con la divisa di Eurolandia ha aggiornato i massimi da quattro anni spingendosi fino a 137,12. Con la BoJ che potrebbe intensificare la sua azione, gli investitori giapponesi alla ricerca di un "safe heaven" preferiscono puntare sulla Svizzera e questo movimento ha portato il chf/jpy a toccare i massimi da ben 23 anni a 111,32 yen.
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