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La fiducia degli investitori tedeschi scende ai minimi da 15 anni

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Ombre di rallentamento economico si allungano sull’Europa che potrebbe scontare più di quanto pensato finora una forte frenata, o peggio una recessione degli Stati Uniti d’America. L’indice sul sentiment economico elaborato dall’istituto tedesco Zew ha fatto segnare, nel mese di gennaio, un calo a -41,6 punti contro i -37,2 registrati nella rilevazione di dicembre e peggio di quanto stimato dalle attese di consensus. Si tratta della sesta rilevazione consecutiva negativa e del risultato peggiore dal gennaio 1993, ben lontano dalla media storica di 31 punti. In netto calo anche il sottoindice relativo alla situazione corrente, calato di sei punti a 56,6 da 63,5 di dicembre e sotto le stime del mercato fissate a 60 punti. In questo caso il risultato fa segnare il settimo calo consecutivo riportandosi a livelli che non si vedevano dal novembre 2006.


Secondo il rapporto elaborato dall’Istituto Zew, sul sentiment economico della Germania pesano dunque le attese di un forte rallentamento degli Stati Uniti d’America, ma soprattutto l’effetto che sulle esportazioni ha la forza dell’euro, contrapposta alla debolezza del dollaro. Su questo fronte non aiuta la posizione sinora rigida della Banca centrale europea che, in attesa di segnali chiari di rallentamento economico e di allentamento delle pressioni inflazionistiche, ha ribadito di non essere intenzionata a intervenire al ribasso sui tassi di interesse.

E sempre l’inflazione è una delle concause del maggiore pessimismo sull’outlook economico evidenziato dal sondaggio Zew. Secondo quanto sottolineato dallo stesso Istituto, “l’incremento dei prezzi e del costo della vita mettono sotto pressione i consumi domestici sui quali si fondano le aspettative di crescita economica del Paese”. La soluzione non è però nel recupero della capacità di spesa conseguente a incrementi salariali slegati dal miglioramento della produttività. A parere del presidente dell’Istituto, Wolfgang Franz, “l’introduzione di salari minimi e le richieste eccessive di aumento dei salari portano come conseguenza tagli ai posti di lavoro” e dunque hanno un effetto comunque negativo sui consumi.