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Fiducia consumatori Usa: Hfe, avanti così consumi resteranno fermi

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C’è chi già festeggiava. Dopo un Thanksgiving all’insegna degli acquisti, la fiducia dei consumatori sembrava al riparo dalla tempesta dei subprime. L’India riprendeva fiato, con il Sensex di Mombai in ripresa, in attesa delle esportazioni natalizie. Il dato diffuso oggi ha invece spezzato l’incantesimo. La fiducia dei consumatori è arrivata a novembre 87,3 punti dai precedente 95,2. Un livello decisamente inferiore alle attese degli analisti, che prevedevano un consenso intorno ai 91 punti. I consumatori a stelle e strisce provano gli stessi sentimenti dell’ottobre 2005, quando l’uragano Katrina imperversava con le sue devastazioni nel continente dei cow-boy. “Ancora peggio i dettagli, poiché gran parte dei danni andrà ad impattare sull’indice legato alle aspettative, che più o meno equivale all’indicatore della crescita dei consumi”, spiega Ian Shepherdson, economista di High Frequency Economics, che continua spiegando che “l’indice sulle attese ha evidenziato un declino a 68,7 da 80 del mese precedente, uno scivolone che non si vedeva dal marzo 2003”. Ossia dal mese in cui George Bush decise l’intervento in Iraq. Prima della seconda guerra Usa contro Saddam occorre tornare indietro di dieci anni prima di riscontrare livelli di sfiducia simili. “Se il livello persevererà su questo andazzo, i consumi statunitensi resteranno fermi” prosegue l’esperto. Il che vuol dire che la recessione non è un sospetto del 20% degli economisti, ma una realtà. Shepherdson ricorda come “immediatamente, a settembre, abbiamo sostenuto che la Fed doveva tagliare di un punto i tassi. Non l’hanno fatto, rimandando l’inevitabile e peggiorando ulteriormente la situazione”, conclude l’economista.

Alessandro Chirchiglia