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Fiat: titolo in profondo rosso su ipotesi recessi elevati e rischio fusione con Chrysler

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Non si placa l’ondata di vendite su Fiat a Piazza Affari. Il titolo del Lingotto, più volte congelato al ribasso, mostra un tonfo del 6,50% a 6,39 euro, i nuovi minimi dell’anno. Il problema? Sempre quello: l’ipotesi di recessi elevati da parte degli azionisti contrari alla fusione con Chrysler, approvata a maggioranza dall’assemblea della scorsa settimana. Senza contare che più l’azione arretra in Borsa, più aumentano le indiscrezioni di un alto numero di recessi, il cui prezzo è fissato a 7,727 euro (oltre il 15% in più rispetto agli attuali prezzi di Borsa).

Per il momento sembra servire a poco la secca smentita arrivata ieri da Fiat che ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna dichiarazione di esercizio del diritto di recesso, che potranno essere recapitate fino al prossimo 20 agosto. Il via libera alla fusione dovrà superare l’ultimo delicato step: se l’ esborso per il recesso risulterà superiore a 500 milioni di euro l’opzione put in mano al mercato decade. In poche parole salterebbe la fusione tra Torino e Detroit.

Sergio Marchionne si è sempre detto fiducioso che tutto andrà come previsto e, se qualora l’operazione non dovesse passare, verrà riproposta tra qualche mese. A livello puramente teorico tutto è possibile. Teoricamente circa 700 milioni di azioni hanno il diritto di chiedere il recesso, il cui prezzo è fissato a 7,7 euro per azione: le 100 milioni di azioni che in assemblea hanno espresso voto contrario alla fusione con Chrysler, i 3 milioni di titoli i cui possessori si sono astenuti e tutto il capitale che non ha partecipato all’assemblea.
 
Di tutte queste azioni basterebbe che solo 65 milioni di azioni esercitassero il recesso che il Lingotto dovrà sborsare la cifra fatidica dei 500 milioni di euro. Se per ipotesi tutti coloro che hanno votato no alla fusione in assemblea chiedessero di esercitare il diritto di recesso a 7,727 euro, il gruppo torinese sarà costretto a sborsare oltre 750 milioni di euro. Inevitabile che in queste condizioni sul mercato iniziassero a circolare subito indiscrezioni per mettere sotto pressione il titolo Fiat.