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Fiat scalpita ancora sull’S&P, sfrutta conti e prestito convertendo

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Non accenna a rallentare la valanga di ordini su Fiat. Il titolo del Lingotto sale dello 0,60% a quota 7,20 euro. L’azione della casa torinese torna a crescere in Borsa per volumi e quotazioni. I dati del trimestre chiuso a giugno, migliori delle attese, hanno confermato che gli obiettivi annunciati dal management del gruppo guidato da Sergio Marchionne sono raggiungibili. Ma non basta a spiegare l’impennata degli scambi cui si è assistito in Piazza Affari a partire dal 7 luglio, alla vigilia dell’incontro, organizzato da Mediobanca, tra l’amministratore delegato di Fiat e gli investitori. Da allora complessivamente è stato trattato in Borsa il 54% del capitale del capitale ordinario e finora l’unica variazione di rilievo nell’azionariato è stato il ritocco della quota di Bnp-Paribas che ha superato il 2 per cento. Una spiegazione potrebbe essere cercata nella prossima conversione del prestito da 3 miliardi in mano alle banche, prestito che scadrà il 20 settembre prossimo. Le banche che tutte insieme avrebbero il 27% del nuovo capitale sono potenziali venditori. Qualche mese fa era circolata l’ipotesi che le azioni del convertendo potessero essere utilizzate a servizio di un bond convertibile ad un prezzo intorno ai 10 euro da collocare sul mercato. Ma ieri si è saputo che Fiat si è messa a disposizione delle banche per aiutarle a ricollocare le azioni di nuova emissione sui mercati internazionali. Gli investitori potrebbero aver giocato d’anticipo approfittando di quotazioni che a inizio luglio viaggiavano sotto i 6 euro. Grazie appunto al convertendo il pro-forma del 30 giugno evidenzierebbe una situazione debito/ patrimonio ribaltata rispetto a quella di solo sei mesi prima.