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Fiat: Pomigliano dice “sì” al piano Marchionne, ma non è un plebiscito

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Ha vinto il “sì” ma senza sfondare. E’ questo l’esito finale del referendum di Pomigliano d’Arco, che ha chiamato alle urne gli oltre 5.000 operai dello stabilimento campano targato Fiat ad esprimersi sull’accordo siglato lo scorso 15 giugno in Confindustria da quattro sigle sindacali: Fim , Uilm, Ugl e Fismic. Un accordo separato a causa del secco niet della Fiom, l’organizzazione dei metalmeccanici della Cgil.


Si è votato ieri dalle 8 alle 21 ma il risultato definitivo si è saputo solamente all’alba: il “sì” ha vinto con il 62,2% (2.888 voti), ma il fronte del “no” è andato ben oltre le attese con il 36% (1.673 voti). Le schede bianche sono state 22, le nulle 59. L’affluenza ha toccato il livello record del 95%: su 4.881 lavoratori aventi il diritto hanno votato in 4.650.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dice a caldo che adesso “il Paese è più moderno”. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolinea che “ha vinto il lavoro e il buon senso”. Ma tutti, compreso il Lingotto, si aspettavano una vittoria più netta e sono consapevoli che il 36% dei “no” peserà sulle sorti dell’impianto nei pressi di Napoli.


Adesso la Fiat dovrà decidere se sbloccare i 700 milioni di euro di investimenti e trasferire la produzione della Nuova Panda da Tychy a Pomigliano. Il gruppo torinese ha già fissato i target: 280 mila auto all’anno dalle attuali 35 mila, ovvero 1.052 vetture al giorno. Le condizioni del Lingotto, firmate nell’accordo separato, sono chiare: la giornata sarà caratterizzata da 24 ore lavorative divise in tre turni di otto ore. Ogni operaio di Pomigliano avrà una settimana di 6 giorni lavorativi e una di 4 giorni.


Il rifiuto della Fiom è scattato su alcune limitazioni in materia di sciopero e sull’incremento degli straordinari (la Fiat chiede 120 ore di straordinario annue, 80 in più di quelle attuali). Un’altra questione delicata riguarda l’assenteismo anomalo dello stabilimento che la Fiat vuole ridurre drasticamente, non volendo più pagare i giorni di malattia se coincidono con manifestazioni.


Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, potrebbe avere in mente altre due soluzioni: il piano B e il piano C. Il primo vedrebbe dirottati i 700 milioni verso la fabbrica polacca oppure in Serbia. Il secondo, ventilato un paio di giorni fa da La Repubblica e non ancora smentito dalla Fiat, parla della creazione di una newco, ovviamente controllata dalla casa torinese, in cui verrebbero conferite le attività produttive di Pomigliano. In questo modo, i 5.200 operai verranno riassunti con un nuovo contratto che tenga conto dell’accordo separato siglato lo scorso 15 giugno. Una soluzione abbastanza estrema, visto che i precedenti più importanti sono Parmalat e Alitalia, società che si trovavano in amministrazione controllata.