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Fiat mette il turbo e supera quota 20 euro

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Fiat sfonda quota 20 euro, un livello che non toccava dal settembre 2001. Un attacco studiato da tempo e portato avanti con maggiore vigore a partire dallo scorso venerdì, giorno in cui sono stati diffusi i dati sulle immatricolazioni di auto nell’Unione europea (nel mese di marzo il Lingotto ha venduto 131.746 auto, con un incremento del 6,2%), ma anche le nuove partnership che aleggiano nell’imminente futuro della casa automobilistica torinese.


Ieri, il rally del Lingotto è iniziato circa un’ora prima della chiusura di Piazza affari e ha portato il titolo della società guidata da Sergio Marchionne ad archiviare la seduta in rialzo dello 0,92% a 20,05 euro per azione, con più di 19 milioni di titoli passati di mano. Una crescita dovuta anche all’entusiasmo che si comincia respirare in vista della diffusione dei conti trimestrali che saranno resi noti lunedì 23 aprile dal consiglio di amministrazione della società.

Un ottimismo amplificato sempre più anche dai giudizi positivi espressi dagli analisti. Fiat potrà raggiungere i 25 euro. È questo il nuovo prezzo obiettivo che hanno fissato gli analisti di Mediobanca Securities un traguardo ambizioso ma che è alla portata della casa automobilistica italiana. “Il primo trimestre presenterà forti risultati, con un utile netto in crescita del 75% e il debito in discesa” anticipano gli esperti della casa d’affari nel report diffuso ieri.
Ma gli analisti di Mediobanca Securities sono andati oltre e hanno ritoccato all’insù anche il rating, portandolo al gradino outperform. “Il momento sul settore industriale e sul titolo è particolarmente positivo e il focus sarà sul lancio della Bravo e della 500”, concludono gli esperti.


Elogi e attestati di stima non sono mancati per il Lingotto e sono arrivati anche dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti che ha espresso la sua stima nei confronti dell’amministratore delegato, Sergio Marchionne. “Sì, lo stimo per una delle prime frasi che ha detto appena ha iniziato la sua avventura a Torino: il valore di un manager non si misura dalla capacità di licenziare ma nel difendere la compagine lavorativa”.