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Fiat: il giorno dell’incontro Marchionne-Monti è arrivato, in gioco il futuro degli stabilimenti italiani

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Bocche cucite prima dell’attesissimo incontro di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi tra i vertici della Fiat, Sergio Marchionne e John Elkann, e il premier Monti e i ministri Corrado Passera e Elsa Fornero. “La Fiat sta bene”, le poche parole dette da Marchionne questa mattina all’Università di Torino, mentre il premier, in visita a Pontignano (Siena) per un convegno, si è limitato a dire che oggi ha tanti incontri. In ballo vi è il futuro degli stabilimenti italiani dopo la rinuncia al piano “Fabbrica Italia”, che inizialmente prevedeva investimenti per 20 miliardi di euro. L’Ad del Lingotto ha già messo in chiaro che la Fiat non intende lasciare l’Italia e ieri sera ha usato l’esempio del mercato automobilistico brasiliano per portare avanti un confronto tra le due realtà.
 

“Sono felice che il ministro Passera, andando in Brasile, si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel Paese – esordisce Marchionne –  e certamente non gli sarà sfuggito che il Governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell’industria automobilistica”. Il top manager ha poi sottolineato che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali.

In particolare per lo stabilimento nello stato di Pernambuco, in corso di costruzione, la Fiat riceverà finanziamenti sino all’85 per cento su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro. “Per quanto riguarda la Fiat l’ultima operazione del genere in Italia si è verificata all’inizio degli anni novanta per lo stabilimento di Melfi”, ha sottolineato Marchionne.

Oggi l’Ad del Lingotto dovrà spiegare al Governo la futura strategia per gli stabilimenti italiani, anche se il piano vero e proprio sarà presentato con ogni probabilità dopo il Cda della casa torinese in programma il prossimo 30 ottobre. Secondo indiscrezioni di stampa, il nuovo piano di Fiat per l’Italia sarà diviso in due fasi: la prima si baserà sulla cassa integrazione in deroga, prepensionamenti e altri ammortizzatori sociali, probabilmente finanziata dal Governo; la seconda, quando la crisi diminuirà d’intensità, vedrà la ripresa dell’originario “Fabbrica Italia”, anche se la tempistica resterebbe incerta.