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Fiat: disdetta degli accordi sindacali dal 1° gennaio, no fusione con Chrysler nel 2012

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Prima l’uscita da Confindustria, adesso la disdetta di tutti gli accordi sindacali negli stabilimenti auto italiani. La data è la stessa: 1° gennaio 2012. Secondo le principali agenzie di stampa, che citano fonti sindacali, Fiat Group Automobiles ha annunciato alle sigle sindacali la disdetta dal prossimo 1° gennaio per gli stabilimenti auto sul territorio nazionale di tutti gli accordi sindacali e delle prassi collettive in atto. Il Lingotto si è reso disponibile a promuovere incontri al fine di realizzare accordi uguali e migliorativi rispetto a quelli attualmente vigenti.

Oggi l’amministratore delegato del gruppo torinese, Sergio Marchionne, parlando nel corso della conferenza annuale della Confindustria britannica (CBI, Confederatio of British Industry) ha confermato i target di vendita di Fiat-Chrysler: 4,2 milioni di unità nel 2011 e quasi 6 milioni entro il 2014. “In prospettiva, i player marginali saranno eliminati dal mercato”, ha pronosticato il top manager.

Marchionne ha poi parlato a lungo dell’alleanza con l’americana Chrysler. L’Ad del Lingotto ha dichiarato che la fusione con il gruppo di Detroit non avverrà nel 2012, così come nel 2012 non è in agenda l’acquisizione della quota di Chrysler in mano a Veba, il fondo gestito dal sindacato Uaw (United auto workers). Dopo questa premessa, Marchionne ha lodato la partnership con Detroit visto che offre l’opportunità di aggiornare il sistema industriale per raggiungere gli standard necessari per competere a livello internazionale.
  
A Piazza Affari la galassia Agnelli è nel mirino delle vendite: Exor mostra un tonfo del 6,25% a 13,88 euro, Fiat Spa arretra del 5,10% a 3,66 euro, Fiat Industrial cede il 3,60% a 6,02 euro. La holding della famiglia Agnelli ha dichiarato di aver comprato sul mercato delle azioni risparmio. In particolare, è salita al 5,04% del capitale della categoria di Fiat Spa dal precedente 2,9% e al 5,82% di Fiat Industrial, detenendo già il 2,9%. Seppur ignorando le condizioni economiche “stimiamo che nel complesso possa aver investito oltre 16 milioni di euro, circa lo 0,2% del Nav”, ha commentato Equita nella nota odierna ritenendo che “possa continuare negli acquisti per assicurarsi di restare sopra il 30% di entrambe nel post-conversione e avere la maggioranza necessaria per l’approvazione della conversione in assemblea straordinaria di categoria”.