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Fiat: cresce l’attesa per l’incontro tra Marchionne e Monti, in ballo il futuro degli stabilimenti italiani

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Cresce l’attesa per l’arrivo domani pomeriggio dei vertici Fiat a Palazzo Chigi. Sergio Marchionne e John Elkann vedranno il premier Monti e i ministri Corrado Passera e Elsa Fornero. Un incontro che segue il grande clamore suscitato dopo l’annuncio di Fiat di abbandonare il piano “Fabbrica Italia”, che inizialmente prevedeva 20 miliardi di euro di investimenti. L’Ad del Lingotto dovrà quindi spiegare al Governo la futura strategia per gli stabilimenti italiani, anche se il piano vero e proprio sarà presentato con ogni probabilità dopo il Cda della casa torinese in programma il prossimo 30 ottobre.

Marchionne, nei giorni scorsi, in un’intervista a La Repubblica aveva messo in chiaro la sua volontà di mantenere la Fiat in Italia attraverso i guadagni fatti all’estero. “In questa situazione drammatica io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andare via. Ci vuole una responsabilità molto elevata per fare queste scelte oggi”, ha dichiarato Marchionne al quotidiano diretto da Ezio Mauro.

Ma cosa spiegherà il manager italo-canadese a Monti e i suoi ministri? Secondo indiscrezioni di stampa, il nuovo piano di Fiat per l’Italia sarà diviso in 2 fasi: la prima si baserà sulla cassa integrazione in deroga, prepensionamenti e altri ammortizzatori sociali, probabilmente finanziata dal Governo; la seconda, quando la crisi diminuirà d’intensità, vedrà la ripresa dell’originario “Fabbrica Italia”, anche se la tempistica resterebbe incerta.

Queste, però, sono solo ipotesi mentre di concreto, al momento, ci sono le numerose dichiarazioni arrivate da sindacati, politici e associazioni imprenditoriali. “Un ministro deve essere fiducioso, aspettiamo domani”, le parole del ministro Fornero mentre Giorgio Squinzi, numero uno di Confindustria, ha dichiarato che un grande Paese industriale non può non avere una grande industria automobilistica”.

La Cgil, attraverso il segretario Susanna Camusso, critica invece la scelte del Lingotto di non aver lanciato nuovi modelli a differenza delle altre case automobilistiche. “La Fiat non l’ha fatto ed è necessario interrogarsi su questo”, ha detto la Camusso. Nell’intervista a La Repubblica Marchionne aveva però già risposto a chi lo accusa di aver rinunciato al lancio di nuovi modelli. “Con un modello nuovo, nelle condizioni di oggi, magari avrei venduto trentamila macchine in più. Ma magari avrei perso due miliardi di più”, le parole del Ceo.