Fiat contribuisce al 20-30% della crescita del Pil italiano

Inviato da Carlotta Scozzari il Mer, 06/06/2007 - 09:12
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L'economia italiana è in continuo miglioramento? Merito di Fiat, l'azienda che da anni nell'immaginario collettivo rappresenta il mondo industriale del Belpaese e che adesso traina pure la crescita, facendo gran parte del lavoro, secondo quanto emerso proprio ieri a Milano dalla presentazione del XII Rapporto annuale sull'economia globale e l'Italia (edizione 2007), intitolato "A cavallo della tigre", promosso dal Centro Einaudi, realizzato in collaborazione con Lazard e curato dal professor Mario Deaglio, da Giorgio S. Frankel, da Pier Giuseppe Monateri e da Anna Caffarena.

In effetti, il titolo scelto per la dodecisima edizione del rapporto sull'economia globale e l'Italia, basterebbe già per ricordare l'elemento che, secondo i suoi autori, più sembra caratterizzare l'anno appena trascorso e quello da non molto iniziato: la vertiginosa accelerazione dell'instabilità e dei processi di mutamento in atto nel mondo, la sensazione che uomini e governi siano spesso sospinti da forze che non riescono a controllare. A opinione di Deaglio e degli altri esperti che hanno curato l'opera, "gli scenari politico-strategici non sono per conseguenza rassicuranti: il sanguinoso errore della guerra irachena, l'incancrenirsi della guerriglia afghana, i rapporti israelo-palestinesi, fonte continua di attrito e tensione nel mondo arabo, le guerre e i massacri dimenticati in angoli sperduti del mondo come il Darfur, la proliferazione nucleare, le 'maniere forti' che tornano a caratterizzare la Russia sono tutti elementi di un'insicurezza profonda che la timida riscoperta di un approccio multilaterale (o forse, meglio, meno rigidamente unilaterale) ai problemi del mondo non basta a dissipare".

E in questo contesto che ne è dell'Italia? Secondo gli autori di "A cavallo della tigre", "in questo mondo complicato l'Italia stenta a trovare o a mantenere un ruolo veramente significativo. Parti importanti del sistema hanno però scelto di puntare le loro chances sul merito e sulla competenza anziché sul compromesso e sul patteggiamento in un quadro immobile. E può anche darsi che ci stiano riuscendo, dal momento che l'Italia ha, sia pur timidamente, ripreso a crescere". Tuttavia, proprio nel parlare della crescita del Prodotto interno lordo (Pil) nostrano, Deaglio durante la presentazione del rapporto ha invitato a non farsi prendere dai facili entusiasmi, perché, in sostanza, il rilancio del gruppo torinese del Lingotto avrebbe contribuito per il 20-30% alla crescita del Pil dell'Italia nel 2006 (+1,9%): "L'anno scorso è arrivata la ripresa ma ci sono cose che vanno messe in conto - ha spiegato Deaglio - ossia che Fiat fa da sola il 20-30% di tutta la crescita italiana. Depurata dall'effetto Fiat la domanda interna, soprattutto i consumi, è molto vicina allo zero, come confermato dalle statistiche sull'andamento delle vendite al dettaglio. C'è ripresa, ma è ancora debole, non è a regime".

Secondo lo studio il valore aggiunto, ovvero la differenza fra il fatturato realizzato da Fiat soprattutto in Italia e acquisti di beni e servizi, è salito di circa 2 miliardi di euro a fronte di una crescita del Pil di circa 25 miliardi. L'effetto di stimolo della domanda del gruppo torinese sul suo indotto, sia a monte nella componentistica sia a valle nelle assicurazioni o il credito al consumo, è pari a circa quattro volte il valore aggiunto. Ecco perché si può calcolare che il 20-30% della crescita totale del valore aggiunto del Belpaese l'anno scorso sia da ricollegarsi all'effetto Fiat. Dall'aumento della domanda estera poi, sempre secondo quanto ritengono i curatori della ricerca, è pervenuto circa il 30% dell'aumento complessivo del Pil italiano e all'incirca altrettanto è giunto dagli investimenti interni. Fuori dall'auto quindi i consumi interni sono saliti nel 2006 di appena lo 0,1-0,2% come peraltro confermato dalle statistiche sulle vendite al dettaglio. "Con tali caratteristiche strutturali - ha commentato Deaglio - la ripresa del 2006 non rappresenta ancora l'avvio di una fase di crescita solida e duratura".

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