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Fiat: come funziona il recesso, l’incognita che pesa sulla fusione con Chrysler

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Recesso è diventata la parola più utilizzata dalle cronache finanziarie in questa prima parte di agosto. Una parola legata al futuro di Fiat dopo che l’assemblea del 1° agosto ha approvato a maggioranza la fusione con Chrysler dando vita a Fiat Chrysler Automobiles (Fca). Per rendere effettiva la fusione, però, l’assemblea ha stabilito che l’ammontare della somma da pagare agli azionisti che eserciteranno il diritto di recesso non dovrà superare i 500 milioni di euro. Altrimenti la fusione non si farà.

Questo ha creato un po’ di pressione sul titolo nelle ultime sedute visto il prezzo del recesso, fissato a 7,727 euro con l’azione che questa settimana ha oscillato sulla soglia dei 6,50 euro, e la soglia relativamente bassa fissata dall’assemblea. In sostanza se 65 milioni di azioni, che corrispondono a circa il 5,2% del capitale, chiederanno il recesso la fusione con Chrysler verrà riproposta nei prossimi mesi. Il rischio è concreto: in assemblea 100 milioni di azioni (oltre l’8% del capitale) ha votato contro al progetto di fusione.

Se però tutti questi chiederanno di esercitare il diritto il recesso la fusione salta, ma contemporaneamente non saranno pagati nemmeno i 7,727 euro per azione e il rischio per gli azionisti è quello di ritrovarsi un titolo che nei prossimi mesi resterà sotto pressione in Borsa. Gli azionisti che desiderano chiedere di esercitare il diritto di recesso dovranno mandare la richiesta al gruppo Fiat, attraverso un apposito documento (vedi immagine), entro il 20 agosto.

Clicca qui per scaricare il modello del recesso fiat