Fiat: Bruxelles accende i fari sul Lingotto, nel mirino gli aiuti in Polonia a Powertrain

Inviato da Micaela Osella il Mer, 09/02/2011 - 13:06

Si accendono i fari della Commissione Europea su Fiat. I falchi di Bruxelles hanno aperto un'inchiesta formale sugli aiuti che la Polonia intende accordare al Lingotto per la produzione, nella regione della Silesia, di una nuova generazione di motori a benzina. Il sospetto dell'Antitrust Ue è che questi aiuti possano essere contrari alle regole europee sugli aiuti di Stato, dunque dannosi per la concorrenza. "In questa fase - ha segnalato la Commissione Europea - tenuto conto delle quote di mercato e delle capacità di produzione del Gruppo Fiat, la Commissione dubita che l'aiuto sia conforme alle linee guide della Ue sugli aiuti a favore dei grandi progetti d'investimento".

Il commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ha spiegato quindi come "la Commissione approva gli aiuti volti a incoraggiare i progetti di investimento nelle regioni meno sviluppate dove il tasso di disoccupazione è elevato. Dobbiamo tuttavia vigilare - ha proseguito il Commissario - perché non si creino distorsioni della concorrenza". Difficilmente questo incidente di percorso potrà fare cambiare idea a Marchionne sempre più concentrato a condurre Fiat sulla strada dell'internazionalizzazione. Sull'argomento è intervenuto oggi Romano Prodi. "L'Italia non può permettersi di perdere, oltre a una buona parte dei muscoli, anche il cervello e il cuore della Fiat", ha detto in un editoriale pubblicato sul Messaggero, in cui ha sottolineato anche che se il governo, con la presenza e i mezzi necessari, aprirà finalmente un'ampia trattativa, Marchionne sarà in grado di dare una risposta soddisfacente e adeguata alle promesse da lui portate avanti ed alle attese che si sono in lui concentrate. L'ex premier è partito dall'assunto che in quanto unica grande impresa manifatturiera rimasta in Italia la Fiat riveste un ruolo cruciale per il Paese: "il suo futuro - ha detto - è condizione per il nostro futuro".

Prodi ha ripercorso le tappe del passaggio della guida del Lingotto nelle mani di Marchionne, riconoscendo che il matrimonio con Chrysler è rimasta l'unica ipotesi realistica per resistere alla concorrenza internazionale. Mentre però i grandi Paesi produttori, dagli Usa alla Francia, dalla Spagna alla Germania, hanno messo in atto una politica industriale a favore del settore, condizionando l'aiuto pubblico a precisi comportamenti da parte delle imprese e dei sindacati, tutto questo è mancato in Italia dove al contrario si è assistito a mesi di scontri senza che vi fosse un responsabile in grado di arbitrare il conflitto e stabilire gli obiettivi e gli interessi nazionali. L'Italia, ha concluso, non deve nemmeno accontentarsi che cuore e cervello di Fiat vengano frammentati fra il Brasile, Detroit, la Cina e Torino: "debbo constatare che tutte le case europee che sono diventate multinazionali, dalla Volkswagen alla Renault-Nissan, dalla Mercedes alla Peugeot non solo hanno conservato ma hanno rafforzato le strutture di ricerca e di innovazione presso la casa madre. Il futuro dell'Italia passa anche attraverso questa scelta: ne tengano conto il governo, la Fiat e i sindacati".

Riconoscimenti all'opera di Marchionne sono arrivati da Moody's. Questa mattina l'agenzia di rating ha confermato il rating di Fiat Spa a lungo e breve termine rispettivamente Ba1 e Not-Prime, mentre l'outlook è rimasto negativo. Gli analisti hanno concluso così la revisione per un possibile declassamento, avviata lo scorso 21 luglio, a seguito della finalizzazione dello scorporo dal gruppo di Fiat Industrial. Performance operativa di Fiat, generazione di cash flow e un più basso indebitamento nel 2010 rispetto alle attese sono tra i fattori che hanno spinto gli esperti a non modificare il giudizio.

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